Al via il recupero di Palazzo de Grazia, lavori da 2 milioni

di LUIGI TUREL


C'è il nulla osta dell'Avvocatura comunale: il certificato che non era stato allegato alla documentazione non è affatto causa di esclusione del pool di imprese friulane dai lavori di quasi due milioni. Ora l'apertura del cantiere per il restauro e l'adeguamento dell'impiantistica di Palazzo de Grazia è in mano all'ufficio contratti. Alla fine del 2011 l'Istuto di musica potrà rientrare nella sua sede di via Oberdan dalla quale era stato costretto a sloggiare sette anni fa dopo un esposto dell'allora consigliere regionale Ritossa.
E se può partire il conto alla rovescia per l'avvio dei lavori, il Comune intanto incamera i 24mila euro concessi dalla Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia per il restauro di 19 arredi di Palazzo de Grazia, restauro che è stato commissionato a due imprese, il laboratorio di Elisabetta Ceccaroni (14mila 300 euro l'impegno di spesa) e di Luciano Simionato (9.700 euro).
Tempo 540 giorni, dalla consegna dei lavori, per restituire all'Istituto di Musica quella sede che nel 1955 il sindaco Ferruccio Bernardis aveva destinato alla scuola. Nello stabile opereranno la Guerra Costruzioni di Spilimbergo, l'Idrotermica Buttrio di Buttrio e il Centro restauri di Pordenone: il pool friulano si era aggiudicato l'appalto offrendo un ribasso dell'8,97%, per un importo netto contrattuale di un milione 668mila 664 euro (conteggiando l'Iva, l'onere svetta a un milione 835mila euro).
Quasi due anni di lavori per restaurare una pagina della «memoria materiale» di Gorizia iniziata a scrivere 300 anni fa. E per restituire all'Istituto di musica quella sua prestigiosa sede di via Oberdan chiusa da sette anni per inagibilità costringendo la scuola a emigrare prima all'ex Ascoli, poi all'ex Locchi in via Leoni. Dove ci rimarrà - se non dovesse essere «sfrattata» per poter ampliare la sede del Comando dei vigili del fuoco - fino alla fino alla fine del 2011 prima di rientrare a Palazzo De Grazia.
Sarà un intervento di restauro certosino e di manutenzione dal sottotetto all'atrio d'ingresso il cui pavimento, in cubetti di legno, sarà portato all'altezza del marciapiede abbattendo così una barriera architettonica per chi è costretto a muoversi in carrozzina. Tra l'altro, sarà installato un ascensore per otto persone. Stralciato da questo intervento, il restauro delle pitture a secco - risalenti tra la fine del '700 e l'inizio dell'800 - venute alla luce in due stanze: è un lavoro complesso con la rimozione degli intonaci sovrapposti, e soprattutto oneroso. Le operazioni per far riemergere queste pitture saranno oggetto di un altro lotto di lavori (finanziamento già cercasi).
La prima documentazione di questo edificio (della notizia siamo debitori all'estensore della relazione generale al progetto) è in una planimetria del 1791 che rappresenta l'intera proprietà nel momento in cui venne suddivisa tra Attanasio Degrazia e il Barone de Tacco dopo che il primo la ricevette in dote dalla moglie Clementina Coronini Cronberg (era figlia del conte Giovanbattista Coronini della linea di San Pietro). Ed è questo il periodo di maggiore rilevanza storica cittadina di questo edificio: per due volte - nel 1797 e nel 1805 - venne eletto a quartier generale da Napoleone Bonaparte (qui, nel 1797, venne decisa la capitolazione di Trieste e della Repubblica di Venezia).
RIPRODUZIONE RISERVATA