La vita privata di Ivo Andric: «Qui a Trieste non sto bene»

Pubblichiamo in anteprima alcuni stralci della biografia di Ivo Andric - relativi al periodo trascorso dallo scrittore a Trieste come diplomatico - firmata da Radovan Popovic, che sarà pubblicata da Comunicarte.

di RADOVAN POPOVIC


Allo scrittore e poeta Veljko Petrovic, scrive: «Mi precipito a confermare di aver ricevuto la sua lettera. Il caso volle che la lettera mi abbia raggiunto a Bucarest, dove ho vissuto l'ultimo anno, proprio il giorno in cui partivo verso Trieste, dove sono stato trasferito e da dove le scrivo. Casualmente dunque la sua lettera non perde nulla dell'attualità perché mi trovo di nuovo in Italia. La sua proposta mi piace di per sé e ancora di più siccome  mi giunge da lei. Le chiedo solo una cosa: di farmi sapere a quale partito o a quale tendenza partitica appartiene "N. list". Nonostante sia fuori dal paese e dai partiti, devo saperlo. Il suo invito e il suo nome sono una garanzia sufficiente».
«Si sottintende - aggiunge Andric - che la mia collaborazione per quantità e qualità dipenderà dalle mie condizioni personali (l'impiego pesante e la salute debole) come anche dall'entità dell'onorario che il «N. list» pagherà. In ogni caso tutti i miei contributi dall'Italia dovrebbero essere firmati in codice finché svolgo questa mansione. Gli scritti letterari ovviamente li firmerei. Per iniziare potrei fornire due feuilleton sul fascismo e alcuni brevi note. Aspetto una sua risposta (una lettera), sono grato per la sua gentilezza e attenzione che arrivano da una persona i cui lavori conosco e apprezzo da tempo…».
Anche a Trieste lo scrittore non è soddisfatto. Scrive all'amico Cvijanovic:
«Qui non mi sento bene. In particolare non riesco a rassegnarmi al clima. Già provato, sono partito da Bucarest, e qui che vento, che umidità. Tutto insopportabilmente caro ecc. Non so fino a quando riuscirò a resistere…».
E una lettera dello stesso tenore la scrive a Zdenka Markovic:
«Sono stato trasferito a Trieste, dove sono già da 14 giorni. Salute debole; non riesco ad abituarmi a questo clima…»
I contemporanei dicono che non si trattava solo del clima: semplicemente non era stato accettato dalla comunità serba. In genere la comunità aveva un atteggiamento di rifiuto verso gli intellettuali. Andric, infatti, arriva in un nucleo serbo nel quale non ebbero miglior fortuna né Dositej né Vuk che erano finiti in miseria. Andric trovava ripugnante quell'atmosfera provinciale di Trieste.
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Ivo Andric ha cercato e, alla fine, ha ottenuto il trasferimento da Trieste: la nuova destinazione è il consolato di Graz. Ha l'incarico di viceconsole avendo l'anno prima superato l'esame per questo ruolo. Gli manca ancora l'esame finale all'università per poter essere inserito nella prima categoria degli impiegati statali.
Da Trieste il 22 gennaio 1923 scrive a Svetislav B. Cvijanovic:
«Da tempo volevo e da tempo dovevo scriverle. Purtroppo anche l'inchiostro si è congelato per la bora e il malumore. Ho sofferto abbastanza nei due mesi passati. Il medico mi ha consigliato di lasciare immediatamente Trieste. Per fortuna mi hanno trasferito a Graz. Parto intorno al 1 febbraio ma non so se per il Consolato o per qualche sanatorio. Per il momento diligentemente tossisco…».
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Andric scrive a Živko Milicevic, redattore di "Politika", il più prestigioso quotidiano belgradese, con la richiesta di ricevere il quotidiano all'indirizzo del consolato e nella stessa lettera esprime il desiderio di collaborazione e chiede al redattore con «quale tipo di testi e quando potrebbe iniziare».
Scrive su Benito Mussolini, basandosi su tre biografie che mettono in luce la personalità di questo dittatore fascista che nell'ottobre del 1922 al congresso del suo partito a Napoli ha organizzato la marcia su Roma alla quale partecipano 60.000 fascisti… Spaventato, il re Vittorio Emanuele gli ha affidato il mandato per la formazione del governo:
«Tutte le sue biografie si concludono con le marce trionfali – e aggiunge – qui ci fermeremo anche noi perché tutto ciò che potremmo dire potrebbe diventare una critica alle azioni di Mussolini, ma questo non è il compito di questo testo; lo sarà forse per scritti futuri».