«Una sfida su cui abbiamo investito tanto»

Dietro la grande partita giocata dai ricercatori triestini al Cern di Ginevra si nasconde la mano dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), che ha deciso di scommettere su questa sfida rendendo possibile la partecipazione di 600 fisici italiani agli esperimenti dell'Lhc.
A guidare il gruppo triestino in questa avventura è stata Silvia Dalla Torre, direttrice della sezione giuliana, a Ginevra per assaporare questa prima vittoria: «Al Cern si sta respirando un'atmosfera di soddisfazione, eccitazione, ma anche di attesa, perché la strada per accelerare le particelle alle energie più alte mai raggiunte è ancora lunga – racconta -. Per noi il successo di questi giorni dimostra già che abbiamo vinto la nostra sfida, non priva di incognite, sulla quale abbiamo investito tanto». I fisici dell'Università di Trieste e quelli dell'Infn hanno lavorato a stretto contatto in entrambi i team, facendo la spola per anni tra il capoluogo giuliano e Ginevra.
A contribuire alla realizzazione di Alice, sotto la giuda del professor Giacomo Vito Margagliotti, è stato anche il preside della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali Rinaldo Rui. Assieme a loro, Luciano Bosisio, Paolo Camerini, Giacomo Contin, Andrea Rossi e Massimo Venaruzzo dell'ateneo triestino e i ricercatori Stefano Piano, Nevio Grion, Marco Bregant, Alexander Rashevskyi, Irina Rashevskaia e Andrea Vacchi. Sono due, invece, i docenti di piazzale Europa impegnati dell'esperimento Cms: Giuseppe della Ricca e Daniele Treleani, ai quali si affiancano Stefano Belforte, Fabio Cossutti, Benigno Gobbo, Anna Maria Zanetti, Filippo Ambroglini e Aldo Penzo dell'Infn.(e.le.)