In Mongolia in Panda e ritorno

Dopo 40 giorni, 12 paesi, 2 continenti e quasi 22.000 km percorsi l'avventura è finita. I quattro triestini partiti con due vecchie Panda lo scorso 17 luglio in direzione Mongolia, all'interno dell'unico evento che lega l'avventura alla beneficenza, il Mongol Rally, sono rientrati dalla loro spedizione.
In questo mese e mezzo i partecipanti David Cinquepalmi, 40 anni, imprenditore; Massimiliano Calligaris, 40 anni, impiegato; Stefano Motta, 25 anni, studente di architettura e Paolo Visnoviz, 46 anni, informatico, si sono misurati a bordo delle loro auto con strade impervie, problemi tecnici e la singolare burocrazia dei paesi dell'Est.
«Ne sono successe di tutti i colori, dai guasti delle auto, e la conseguente difficoltà a rintracciare i pezzi per le riparazioni, alla corruzione della polizia locale che ci ha creato alcuni disagi, sia in termine di tempi che di costi» racconta Stefano Motta, il più giovane dei quattro. Bisogna ammettere, però, che è stata un esperienza unica».
Partiti da Trieste, dopo una tappa a Milano dove ha avuto il via la partenza ufficiale dei 46 equipaggi italiani, i quattro si sono fermati a Praga per il raduno europeo nel quale hanno incontrato gli altri partecipanti: 430 team inglesi e 90 dalla Spagna.
Dalla capitale ceca, poi, ha avuto avvio la vera competizione in cui i vari equipaggi, giuliano compreso, hanno attraversato Polonia, Ucraina, Russia, Kazakistan, costeggiando a tratti anche un tratto della famosa Transiberiana fino alla Mongolia.
Viaggio-avventura nel senso letterale del termine. I quattro, divisi in due equipaggi, erano attrezzati con fornelli da campo e di letti improvvisati all'interno delle auto. «Quando non trovavamo supermarket o alimentari ci arrangiavamo con il cibo portato dall' Italia, per la maggior parte pasta e sughi, cucinandoli sul cofano della Panda - ricorda Stefano Motta. Quando c'imbattevamo in qualche locanda, invece, - continua il giovane studente di architettura- mangiavamo il cibo locale, soprattutto carne alla griglia e pietanze a base di patate».
Oltre ai problemi di natura quotidiana gli equipaggi hanno avuto anche alcune difficoltà con il passaggio in alcune frontiere. Alcuni contrattempi di ordine burocratico, infatti, hanno rallentato l'arrivo nella capitale mongola, Ulanaanbaar.
«A L'Viv in Ucraina - scrive Paolo Visnoviz, sul blog del loro sito www.triestemongolia.it - abbiamo preso la prima multa per eccesso di velocità. Contrattando siamo riusciti a pagare quaranta dollari, più due magliette». Nonostante non ci sia stato tanto tempo per scoprire i paesi che hanno attraversato, i quattro avventurieri sono riusciti comunque a cogliere lo spirito cordiale della gente del posto. «Dopo aver lasciato Astana, la capitale del Kazakstan - racconta sempre Visnoviz- ci siamo persi per delle stradine di campagna. Chiedendo informazioni ci siamo imbattuti in dei ragazzi del posto che, una volta saputo da dove provenivamo e della nostra impresa, ci hanno chiesto di rimanere a cena con loro per raccontargli di noi e della nostra avventura».
Tutti i partecipanti del MongolRally al momento dell'iscrizione si erano presi l'impegno di versare la somma di 1000 sterline ( all'incirca 1.100 euro), per ogni equipaggio iscritto, ad una delle organizzazioni ufficiali Ong e Onlus a loro scelta. Il gruppo triestino,assieme agli altri equipaggi italiani, devolverà la propria quota al Cesvi in Tajikistan per supportare lo sviluppo economico e sociale delle comunità poù povere. Nelle prossime settimane il gruppo giuliano dovrebbe organizzare una serata in cui verranno esposte le macchine e le foto del viaggio e nel quale sarà possibile fare una donazione libera per raggiungere la quota del progetto Cesvi. Fino ad allora è possibile leggere le loro imprese e vedere le foto dell'impresa sul loro sito www.triestemongolia.com.(v.a)