Dipiazza, brusca frenata sul Parco del Mare: «Decide la Soprintendenza e vediamo i conti»


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di GABRIELLA ZIANI


Liti personali nella maggioranza di giunta, progetti delicati in discussione, Trieste in orbita per via dei servizi psichiatrici, la crisi che avanza. Il sindaco Dipiazza è uomo di certezze, quando ha un dubbio lo verifica sulla base di come si dirige un supermercato: solidità. Tra tante certezze, anche sottigliezze, però. E qualche coraggiosa ammissione.
Quando tira aria di baruffa lei si preoccupa, s'infastidisce, si deprime o tutto le è indifferente?
Io risolvo. Qui, più che baruffe, ci sono state puntualizzazioni. In politica ognuno cerca la propria visibilità, lo sanno tutti. Negli Usa quando McCain ha perso le elezioni mezz'ora dopo ha detto «sarò al servizio del mio presidente» e basta, qui invece tutti attaccano continuamente gli altri. Ieri Rosato (ex sottosegretario triestino del Pd, ndr) su un quotidiano nazionale ha detto della mia giunta: hanno fatto baruffa, tanto non hanno fatto niente finora. Questa è un'offesa ai triestini, non al sottoscritto. Quanto alla questione Bandelli-Lippi, è un problema di An che Menia ha chiarito, e io non voglio parlarne più.
L'assessore Bandelli è finito nel ruolo del cucciolo aggredito e consolato. Lei non crede che invece il gioco si stia facendo più duro?
No, tutto questo non c'entra niente con le prossime elezioni.
Sicuro?
Sicurissimo.
Ma tutti pensano già alla sua sedia, non solo Bandelli. Dev'essere comoda.
Di solito queste voci servono per bruciare i candidati, così pensavano anche di me e invece non è stato: quando nel 2001 io ho vinto su Pacorini già da due anni ero indicato come sindaco in pectore. Sì, si può reggere due anni. Il fatto è che vinciamo di sicuro, il centrodestra vincerà grazie al gran lavoro di 10 anni, per questo ci sono tante candidature, se la battaglia fosse più ardita ne vedremmo di meno.
È già un'indicazione. Ma veniamo ai problemi in campo. Il presidente della Fondazione CRTrieste, Massimo Paniccia, ha detto che con i soldi della Fondazione si vuol fare ogni giorno un'altra cosa: ex Pescheria, Magazzino vini. Su quest'ultimo ha messo un piccolo stop.
Chiariamoci: a decidere non è Dipiazza, non è Paniccia. Sarà solo la Soprintendenza a dire sì o no, posto che l'accordo tra me, Paoletti, Paniccia e Paoletti c'è, sul Parco del mare in zona rive. Sarà la Soprintendenza a mettere i paletti. Il primo passaggio sarà proprio questo: io, l'assessore al Bilancio, Ravidà, Lippi per il porto, il porto stesso, andremo dal soprintendente e gli diremo l'idea di massima su un parco acquatico, e il soprintendente ci dirà questo è vincolato, e questo no, e questi risultati io riverserò sugli architetti.
Quindi tutto è molto in forse.
Il gioco lo conduce la Soprintendenza. Se darà una risposta molto riduttiva in fatto di spazi, e se il conto economico non starà in piedi, allora vedremo. Perché più di tutto mi interessa il conto economico. Ravidà su queste proiezioni sta già lavorando. A costruire si riesce, ma dopo? Valencia ha fatto una cosa troppo grande, bisogna prima valutare il bacino d'utenza. Genova, ricordiamoci, per anni ha avuto un «buco» enorme col suo acquario. Io perciò dico: se porta ricchezza, sì al Parco del mare, se viceversa succhia ricchezza, no al Parco del mare.
Lei ha maturato molta prudenza.
Ne abbiamo viste tante. E la Spagna con l'Expo? Un fallimento totale, meno visitatori dell'anno precedente.
E Trieste che tanto sognava l'Expo?
Meno male, meno male che non abbiamo vinto allora. La mia fortuna è nata in quel momento. Sarebbe stato un tonfo pazzesco. Mi porterei dietro migliaia di milioni gettati al vento. No, non fu una perdita per la città, ma una vittoria. Le Expo monotematiche non vanno più, così come al contrario le fiere campionarie.
Il dubbio sulla quantità possibile di turismo è dunque concreto.
Trieste è bella, ma non basta, manca un'attrazione forte, da Miramare la gente gira la macchina e torna indietro. Non basta fare una mostra. E l'Est che di strutture come queste ne ha viste poche potrebbe essere attirato. La cosa interessante è che, liberando l'area del mercato ortofrutticolo, dopo due, tre o quattro anni dall'avvio del Parco del mare si potrebbero aprire nuove strutture di rilancio. Quale città ha spazi immensi a disposizione in centro come Trieste, tra ortofrutticolo e Porto vecchio? Nessuna.
Il futuro dei pesci e le liti dei pescatori. Più pesci che mare, a Trieste?
Mah, i pescatori. Ormai il 90% del pescato è d'allevamento. Ero adesso in un asilo, diamo i pasti biologici, con la dietista. Ma spesso i bambini lo stracchino «liquido» non lo vogliono, e il pesce vero, quello con le spine, non lo mangiano. E allora non sarebbe meglio lo stracchino normale e un bastoncino di merluzzo? Che poi se no vanno a casa con la fame e dicono pure che il pranzo a scuola era cattivo.
Perché non vuole mettere in agenda anche il rifacimento, strategico si dice, di palazzo Carciotti?
Ma io già lavoro come un matto, ho ancora due anni e mezzo di tempo, la capacità di spesa, e le possibilità di lavoro e produzione degli uffici vanno considerate. Abbiamo in piedi il piano delle opere, il piano del traffico, la variante del piano regolatore, piazza della Borsa, piazza San Giacomo, il Parco del mare, l'ortofrutticolo che è una priorità, il Silos, piazza Libertà, e devo pensare alla fiera. C'è un limite.
A proposito di piazza Libertà. Per il campo nomadi, seccato dalle proteste, ha detto non lo faccio più. E le proteste per gli alberi di quella piazza?
Ho detto che se devo battermi contro tutto e tutti, non faccio. Ho toppato. Non ho fatto il campo nomadi. Non diventerò né più né meno famoso. Amiamo gli animali? Facciamo il canile. Vogliamo più sicurezza? Facciamo il campo. Ma se nessuno li vuole, non mi tolgo certo il sonno. Quanto a piazza Libertà, necessità fa virtù. Col nuovo Silos ci sarà un passaggio di 6000-7000 automobili. Da dove escono? Sono talmente convinto di non sbagliare, come in altre occasioni che poi mi sono state riconosciute. Se questo allargamento risolverà tutti i problemi invece non lo so. Ho le mie perplessità. Non si creda che ho solo certezze.
La si invita a pensare in grande.
Pensare è importante, ma più importante è mettere la prima pietra, e possibilmente anche l'ultima. Con tanti pensatori, spesso in Italia non si è realizzato un fico secco, si sono solo pagati i progettisti. Ci ricordiamo il libro di Illy col piano strategico per Trieste? Belle parole, e splendide foto. Ce l'ho sempre sul tavolo, e lo guardo anche. Ma cosa vogliamo pensare per i prossimi 20 anni? Se il mondo cambia? Chi poteva prevedere una crisi finanziaria come questa, 1000 industrie che chiuderanno, tutti gli extracomunitari senza più lavoro, meno Pil e dunque meno introiti da tasse e dunque Stato e Regioni con tanti meno soldi? Ci sapremo dire quali sono i veri problemi, da qui in avanti, e rideremo. Anzi, piangeremo.
Slovenia più vicina, ma non si vede.
Ho sempre detto che è uno Stato sovrano, e in fondo è grande come un sobborgo di Roma, un milione e 800 mila persone cosa fanno? Tengono in piedi quattro centri commerciali. Per il resto mi vedo di continuo col sindaco di Lubiana e con quello di Capodistria. Il nostro vero guaio è un altro, sta qui: il contratto del comparto unico per i dipendenti. Bella idea. E adesso chi paga altri milioni, e con quali soldi?
Perché all'ex Pescheria non avete puntato sulle mostre, come indicato da Menia, già assessore alla Cultura?
Il buon Roberto Damiani che ora ci vede dal cielo ha speso 150 milioni per mostre. Ma guardiamo in che stato sono le nostre scuole, ci spendiamo continuamente, ho fatto mettere io il condizionatore nell'asilo di via delle Docce dove i bambini stanno in un container. Anche a me piacerebbe una Ferrari, ma le scuole chi le fa? A Villa Manin spendevano milioni, ma guardavano agli incassi? A me interessa solo questo: quanto incasso? L'unica cosa che conta: how much? Soldi!
Mostre per turismo. Non ci crede?
Ho speso 7 milioni per ristrutturare San Giusto e 2 per villa Sartorio, cose che dureranno per sempre. Quante mostre avrei realizzato con quei soldi? Delle mostre non resta che un catalogo. Amo il bello, ma il conto è un altro.
Nei giorni scorsi si è parlato molto di salute mentale. Trieste ne è la capofila. Che cosa pensa quando sente il centrodestra attaccare la legge 180?
Io ho vissuto la mia vita dentro l'Opp. Nel '56 quando sono arrivato a Trieste con la famiglia abitavamo poco sopra, e con altri bambini entravamo sempre nel parco. Ho visto cose forti. Lavare con le pompe i malati in gabbia. Era un lager. L'ho visto chiudere, l'ho visto bruciare, ho visto tutto. Sicuramente dico no al lager. Ma anche il liberismo della 180 andrebbe rivisto. Liberare i malati e metterli in capo alle famiglie? E questi Tso di ricovero che firmo? Sono giusti? E i farmaci in vena? Non sono abbrutenti? E le persone che vengono qui a lamentarsi per il dirimpettaio violento? Ci vorrebbero dei luoghi dove curare questi malati con una certa attenzione.