Paoletti: il Parco del mare sulle Rive non è un ripiego Porterà a Trieste un indotto da 300 milioni all'anno


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di FURIO BALDASSI


È a un bivio. Come la città, del resto. Perché nei suoi ultimi due anni e mezzo di mandato o sarà riuscito a dare l'avvio a quel Parco del mare che, dopo il flop dell'Expo, veniva generalmente considerato come una delle poche possibilità di sviluppo cittadino, o dovrà mettersi in tasca quell'elaborato. O, peggio, aggiungerlo al grande mucchio delle occasioni perdute triestine. Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio, difende a spada tratta la sua «creatura». Anche adesso che, con un gioco di mano degno di «andò sta l'asso», l'area dei possibili cantieri si è spostata dall'ortofrutticolo di Campo Marzio all'ex Pescheria-Salone degli Incanti. Anche dopo che i soliti saccenti hanno immediatamente etichettato la possibile nuova struttura come un Acquarione o poco più. Anche se, alla sola ipotesi di nuove costruzioni nell'area ex Bianchi, si è subito rifatto vivo l'eterno comitato «Salvate la nostra vista (sul mare)», in servizio permanente effettivo, in città. Perché, giura il presidente, quella individuata «non è una soluzione di ripiego ma una grande prospettiva di crescita». In grado di andare avanti con le sue gambe e di fornire a Trieste «un indotto da 300 milioni di euro all'anno» e una fetta non trascurabile di posti di lavoro, tra i 140 richiesti dal Parco e quelli che risulteranno legati alla sua quotidianità. Insomma, un affare.
Presidente Paoletti, dopo il cambio di sito sul Parco del mare è affiorata qualche perplessità.
Del tutto ingiustificata, a partire dalle dimensioni, che nelle tre costruzioni non sono affatto inferiori a quelle che avremmo avuto all'ortofrutticolo. Per intenderci, in quell'area dei 9500 metri quadrati solo 2500 sarebbero stati destinati all'Acquario, gli altri se li sarebbero presi i due alberghi e l'area commerciale...
E invece nella nuova collocazione?
La superficie complessiva, tra ex Pescheria, Magazzino vini e area dell'ex piscina Bianchi è esattamente di 14.482 metri quadrati. Posizionati, oltre a tutto, in un comprensorio molto più vicino al centro città e attaccato al punto di partenza della lunga bretella pedonale, con la possibilità di essere "messo in rete" con le altre strutture della zona, Museo Revoltella in primis.
Qualcuno eccepiva anche sul fatto che l'ex Pescheria male si presti a eventuali strutture acquatiche...
...Che infatti non sono previste al suo interno, considerati anche i notevoli vincoli ai quali deve sottostare. La maggior parte delle vasche a più livelli sarà invece concentrata nell'area ex Bianchi. Per quanto riguarda invece il collegamento tra Salone degli incanti e Magazzino vini, sarà ovviamente sotterraneo, vista anche la necessità di garantire l'accesso al Marina San Giusto, che peraltro a qualche titolo potrebbe essere coinvolto nel progetto.
Ma non esiste un problema parcheggi per una struttura che si propone di accogliere migliaia di visitatori al giorno?
Vincenzo Costa, deus ex machina dell'Acquario di Genova, interessato anche alla gestione eventuale del nostro mi ha raccontato di disporre di 174 parcheggi, più che sufficienti. Per il resto ha disposto navette gratuite in varie parte della città, a partire dalla stazione. Assodato che lungo le Rive, e in futuro forse anche nell'area dell'Ortofrutticolo, sono reperibili molte soluzioni, credo che i 1000 posti che arriveranno col parcheggio davanti alla Stazione Marittima si riveleranno più che sufficienti.
A proposito di Ortofrutticolo, quale sarà a questo punto la sua destinazione?
Posso dire quello che sarebbe il mio sogno, e cioè la realizzazione al suo interno di strutture collaterali al Parco. Quei due alberghi, un tre stelle e un low cost, già previsti nel progetto, e poi un centro wellness... A questo punto però la parola passa al Comune, e il business è notevole, per cui non mi sentirei di escludere qualche parziale destinazione residenziale.
Passiamo alle cifre: quanto costerà il Parco del mare?
Non c'è stata variazione dal sito originario a quello nuovo: sono sempre 44 milioni di euro, per 2/3 pubblici e per il terzo rimanente privati, da raccogliere con la formula del project financing. La parte pubblica è già sottoscritta, con i 7 milioni che mette a disposizione la Camera di commercio, i 6 e mezzo della Fondazione CRTrieste e i 20 a fondo perduto della Regione che però, è stato fatto un calcolo preciso, può recuperarli già nei primi due anni di sola Iva.
E per quanto riguarda la gestione?
Fondazione, Camera e Comune indiranno un bando di gara che ha bisogno di tre mesi per la formulazione e di 5-6 mesi per individuare il vincitore. Diciamo che indicativamente spererei di arrivare a fine novembre con un accordo di programma, una conferenza dei servizi e la variazione al piano regolatore già realizzate, per poter affidare al primo classificato la possibilità di progettare, costruire e gestire per 25-30 anni il Parco, dopodichè la proprietà tornerebbe ai soci.
Quali sarebbero i tempi di realizzazione?
Costa mi parlava di 18 mesi, io penso che 24 sia un limite che si può centrare. Del resto al Magazzino vini i lavori propedeutici sono già in corso, nell'ex Pescheria, per i noti motivi, i lavori sarebbero di minima. La costruzione vera riguarda semmai i collegamenti e l'area ex Bianchi, ma ritengo che a fine 2011, se si riesce a partire a fine anno, il Parco potrebbe essere pronto.
Ma esiste qualcuno che rema contro?
In tre anni e mezzo, apparentemente, no. Ovunque, in tutti gli ambienti, tutti si sono espressi favorevolmente, anche se talvolta mi sentivo come una pallina da squash. Dico la verità: non pensavo di riuscire ad andare tanto avanti in maniera così semplice. Solo ultimamente sono arrivati dei "distinguo", ma da persone che avevano letto poco e male i documenti.
Come c'è rimasto quando Piccini della Fondazione CRTrieste ha invitato la città a scegliere tra Parco del mare e Carciotti?
Sinceramente mi sono cadute... Beh, diciamo che ci sono rimasto un po' male, anche perché Paniccia e Ravidà mi hanno sempre sostenuto al massimo dei livelli.
Ma si possono portare avanti in città altri interventi paralleli?
Assolutamente sì. Al Parco del mare e al Carciotti si potrebbe, si dovrebbe abbinare anche il Porto Vecchio. La città non è abituata a pensare in grande. E invece se fai una realizzazione di prestigio, porti benessere. Pensate che in questo momento di crisi i fondi d'investimento hanno calcolato una redditività del Parco del mare sui 30 anni dell'8,51%. E se stimassimo le sole ricadute economiche per la città in termini di lavori saremmo comunque sui 50 milioni di euro.
Ma può essere l'attività legata al Parco quella caratterizzazione del lavoro, quel mestiere prevalente che manca in città?
Le fortune della città sono state storicamente legate al mare. In questo caso si metterebbe in moto un meccanismo d'indotto che va dall'enogastronomia al commercio e all'accoglienza. Un regime virtuoso nel quale tutti potrebbero trovare spazio.
Quali altri lavori possono produrre ricchezza?
Intanto va precisato che questo è un progetto dell'Euroregione, nel senso che deve crederci tutto il Friuli Venezia Giulia. È una scelta che può dare nuovi stimoli alla vocazione congressuale, altro grande filone insieme allo Science Center, in via di ultimazione, di quel turismo ludico-scientifico che ci può dare grandi soddisfazioni. Solo che bisogna muoversi con i tempi dell'imprenditore, perchè i Paesi vicini a noi stanno marciando velocissimi.
È un po' il discorso anche del porto.
Appunto. Se dai agli imprenditori la capacità di muoversi (vedi il Molo VII) poi bisogna anche dar loro la capacità di aprirli, 'sti container. Ma le aree sono scarse o inutilizzate, tipo quella della Ferriera, proprio mentre con il ritorno delle rotte dal Far East c'è bisogno di spazi. Ben venga dunque la retroportualità...
Anche se nel caso di Fernetti, le ha dato l'opportunità di pizzicarsi con Boniciolli...
Gli ho solo detto che ero contrario che l'Authority si prendesse tutte le quote. E poi ho proposto a lui stesso e all'assessore regionale Riccardi di comprarsi semmai le quote dei comuni di Trieste e Monrupino.
Veniamo a un altro dei filoni di sviluppo da lei indicati, la scienza applicata.
Manca, non ci piove e per questo vedrei bene nell'area ex Aquila una sorta di Silicon Valley. Settecentomila metri quadrati in via di bonifica, con la Teseco che aspetta solo l'accordo di programma. Fermo restando che quell'area dovrebbe anche ospitare un centro all'ingrosso.
Sentiamo infine la sua terza linea di sviluppo strategico.
Mi considero il commesso viaggiatore di Trieste e devo dire che la gran parte delle energie le ho spese nel marketing territoriale. Ho sentito l'Ezit, l'Università, mi sono fatto un'idea e sono conscio che nel settore biomedicale, delle nanotecnologie e della nautica di diporto abbiamo margini di crescita enormi, anche sfruttando la rete della Camere di commercio all'estero o rafforzando i rapporti con un paese all'avanguardia nel settore manufatturiero come Israele, commercialmente e storicamente ben radicato sul territorio, ma che attualmente, purtroppo, ha problemi di altro genere. Se non si è capito, credo molto, tuttora, nel potenziale della città.
Ma finirà mai a Trieste, in tal senso, il gioco dell'interdizione?
Credo che la politica debba mettersi al servizio dell'economia, e non viceversa, ma purtroppo devo confrontarmi quotidianamente con leggi fatte da persone che non conoscono le imprese che pretendono di regolamentare... In tal senso, adesso più che mai, è ora che si facciano avanti, che si facciano sentire gli imprenditori più giovani.