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SEGNALAZIONI E due. Con il lancio di Glast (l'11 giugno, da Cape Canaveral) sono ora due i satelliti astronomici impegnati nella ricognizione delle sorgenti gamma nell'Universo vicino e remoto in cui c'è lo «zampino» degli astrofisici triestini della locale sezione dell'Infn, l'Istituto nazionale di fisica nucleare. Perché gli strumenti di Glast (frutto della collaborazione italo-americana) si aggiungono a quelli di Agile, missione tutta italiana partita il 23 aprile dell'anno scorso dal poligono di Shriharikota, sulla costa orientale dell'India. E su Agile – come si era riferito l'anno scorso in questa rubrica – la presenza triestina è addirittura determinante, grazie soprattutto al veterano Guido Barbiellini (co-responsabile scientifico del satellite) e al suo giovane braccio destro Francesco Longo, che fanno capo entrambi al Dipartimento di fisica della nostra Università.
Ora che Agile (nomen omen, visto che si tratta d'un satellite poco costoso e poco pesante, acronimo di Astro-rivelatore gamma a immagini leggero) ha da poco compiuto un anno di vita e di lavoro sulla sua orbita equatoriale a 550 chilometri di altezza, si può anche tracciare un primo sintetico bilancio della sua attività.
Dice Francesco Longo: «Grazie ad Agile, per la prima volta abbiamo potuto scoprire la variabilità di alcune sorgenti gamma in tempi rapidissimi, dell'ordine di qualche ora, allertando telescopi e radiotelescopi terrestri che hanno potuto così approfondire lo studio di questi eventi extragalattici e nel piano galattico. Tutti gli strumenti di Agile stanno facendo alla perfezione il loro dovere, a cominciare dal tracciatore al silicio per la rivelazione di raggi gamma e X che abbiamo ideato qui a Trieste e che è stato realizzato dalla Mipot di Cormons».
Agile ha esplorato la regione attorno a un buco nero con massa pari a milioni di volte quella del nostro Sole, ha rivelato misteriose emissioni X "spasmodiche" da stelle di neutroni, ha registrato le emissioni di raggi gamma da pulsar in rapidissima rotazione attorno al loro asse. E i suoi sensori hanno rivelato i lampi di raggi gamma prodotti da esplosioni lontane di stelle esotiche e i vicinissimi «flash gamma» provocati sul nostro pianeta da lampi nelle foreste tropicali.
Un'ultima notazione, più personale. A ogni orbita i dati raccolti da Agile vengono «travasati» alla stazione gestita dall'Agenzia spaziale italiana sulla costa del Kenya, presso Malindi, tre gradi sotto l'Equatore. E' quel Centro spaziale ora intitolato a Luigi Broglio da cui in passato partirono cinque satelliti scientifici italiani, tre americani e uno inglese grazie ai mini-vettori Scout che decollavano dalla piattaforma marina San Marco. Chi scrive ci andò tre volte, tra il '72 e il '74, assaporando il fascino antico dell'Africa orientale assieme al fascino nuovo dell'esplorazione spaziale.