C'è anche Trieste nel satellite che studia l'universo invisibile

di GABRIELA PREDA
TRIESTE «Trieste scientifica», assieme ad un'azienda di Cormons, in prima fila per studiare la storia dell'Universo, grazie alla partecipazione al progetto del satellite Glast lanciato ieri pomeriggio da Cape Canaveral. Si tratta del più grande strumento di ricerca sui raggi gamma, rilevanti per la comprensione della struttura e dell'evoluzione dell'universo.
IL PROGETTO: Il progetto, costato complessivamente 690 milioni di dollari, riunisce risorse e competenze della Nasa, del Dipartimento per l'Energia degli Stati Uniti, di quattro paesi europei, compresa l'Italia, e del Giappone. Il lancio del satellite è stato trasmesso ieri in diretta anche a Trieste, nelle aule del Dipartimento di Fisica dell'Università.
Sono stati due i centri di ricerca che hanno fornito sostegno scientifico e finanziario alla missione: l'Agenzia Spaziale Italiana Asi e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Infn con le sezioni di Trieste, Roma, Bari, Padova, Perugia, Pisa e Udine. Il compito di Glast è mappare il cielo per quanto riguarda i raggi gamma e studiare la materia oscura nell'alone della Via Lattea. Insomma, una sorta di missione archeologica, condotta nelle regioni piu' remote, ovvero più antiche, dell'Universo
«L'idea è nata a Trieste - spiega Guido Barbiellini, professore dell'Ateneo - È cosi infatti che è nato lo strumento il più potente che abbia mai esplorato su larga scala le grandi esplosioni dell'universo, invisibili all'occhio umano in quanto emettono raggi gamma, la più potente forma di energia nello spettro elettromagnetico».
Concretamente, Glast sarà il fratello maggiore del piccolo satellite italiano Agile poichè entrambi sono basati sulla stessa tecnologia, anche se Glast ha un campo visivo decisamente più ampio: «è ottenuto mettendo 16 piccoli Agile uno di fianco all'altro» e «riprenderà le osservazioni dove Agile le ha lasciate. Proseguirà così su larga scala la caccia ai cosiddetti «Ugo», che sta per Unidentified Gamma Object (Oggetti gamma non identificati), che si stima possano essere almeno 200. Finora ne è stato scoperto con sicurezza solo uno, la pulsare Geminga.
LA CURIOSITÀ: Circa un sesto dell'apparecchiatura è stata realizzata in Italia, a Cormons dall'azienda Mipot, specializzata in elettronica industriale e professionale per la ricerca: «Il telescopio spaziale a raggi gamma posizionato sul satellite Glast è stato in effetti assemblato in alcune sue porzioni proprio dalla nostra ditta – spiega il direttore Rado Starec – ma per noi non è una «prima volta» nello spazio: il 23 aprile del 2007 infatti siamo andati in orbita con un sensore da noi realizzato all'interno del satellite Agile lanciato in quel caso non da Cape Canaveral bensì dall'India. Agile era un progetto interamente italiano, in questo caso invece c'è la collaborazione tra più realtà, quali la Nasa e diversi Paesi europei tra cui Italia, Francia e Germania». La Mipot è dunque ampiamente conosciuta nel settore: «Effettivamente è così – conferma Starec – e le nostre collaborazioni hanno anche riguardato il Sincrotrone di Ginevra, all'interno di progetti europei per la ricerca nel campo della fisica nucleare: nel settore dell'assemblaggio di materiale elettronico siamo ormai attivi da una ventina d'anni».