La triestina Ferigo: «Quei 44 gatti sono diventati un'ossessione»

TRIESTE Barbara Ferigo, nel 1968, era una bimba di quattro anni che vinceva lo Zecchino d'Oro con una simpatica marcetta: «Quarantaquattro gatti». Né gli autori, né di certo lei stessa, avrebbero potuto immaginare che la canzone sarebbe diventata un vero e proprio tormentone dell'infanzia, di certo il brano più conosciuto in cinquant'anni di Zecchino d'oro. Il motivetto di «quarantaquattro gatti, in fila per sei col resto di due» ha persino sconfinato, diventando famoso in tutto il mondo.
Barbara Ferigo, intanto, è diventata una bella signora che vive a Trieste, che ha gli stessi occhi ridenti di allora ma di professione non fa affatto la cantante. Il pianoforte a coda che troneggia nel salotto di casa rivela che la passione per la musica non è finita subito: Barbara ha studiato per molti anni al conservatorio. Dopo quel mitico Zecchino d'oro, però, ha preso tutt'altra strada: ha continuato a vivere a Gorizia, è venuta a Trieste per laurearsi in Scienze Politiche e adesso è funzionario in Regione, dove si occupa della gestione di società partecipate, come l'Aeroporto di Ronchi dei Legionari. Si è sposata ed è mamma di due bimbe che, dice con orgoglio, «sono il mio vero Zecchino d'oro». In qualche modo, però, «Quarantaquattro gatti» ha continuato ad accompagnarla per tutta la vita.
Cos'è successo dopo quell'enorme successo?
«"Quarantaquattro gatti" per me era diventata un'ossessione. Mi chiedevano di cantarla ovunque, a scuola, in famiglia, nelle feste, quando veniva il Vescovo. A un certo punto non ne ho voluto più sapere! Però non credo che me la dimenticherò mai».
Cosa ricorda dell'esperienza allo Zecchino d'oro?
«La maggior parte dei ricordi provengono da racconti che mi hanno fatto, perché ero molto piccola. Di certo ricordo bene Mariele Ventre (l'ex direttrice del Piccolo Coro dell'Antoniano, morta nel 1995, ndr.). Era lei che ci coccolava, ci insegnava, ci incoraggiava. Spiegava le canzoni al pianoforte, poi ognuno in albergo le imparava con i suoi genitori. Io imparavo una strofetta alla volta con la nonna, anche perché "Quarantaquattro gatti" era piuttosto lunga».
Come è stata scelta?
«L'organizzazione aveva dei talent scout che andavano in giro per l'Italia e organizzavano teatrini dove facevano cantare i bambini. Io sono andata con dei cuginetti a Forni di Sopra e sono stata scelta. I miei genitori non erano felicissimi, è stata la nonna poi a portarmi alle selezioni all'Antoniano di Bologna. Mi ricordo che, al momento di registrare, non riuscivo a portare a termine la canzone perché volevo andare a giocare e bloccavo anche tutta l'orchestra. Hanno fatto una fatica interminabile per farmela cantare tutta! Anche Cino Tortorella si era stufato di me».
Quell'anno era in gara anche Cristina D'Avena, che poi è diventata la voce più famosa delle sigle dei cartoni animati televisivi...
«Tutti parteggiavano per lei perché era di Bologna e sarebbe stato più semplice farla continuare a cantare. Invece un bambino ha girato la paletta all'ultimo momento e ho vinto per un punto. Quelli dello Zecchino avrebbero voluto che portassi avanti la vittoria. L'anno dopo sono stata al Festival dei Festival a Caserta, ma poi non ho più voluto continuare».
Oggi porterebbe le sue figlie allo Zecchino d'Oro?
«No, perché la tv è cambiata, è un ambiente che non mi piace molto. Adesso viviamo in una società col culto dell'immagine, allora eravamo bambini diversi, molto più semplici».
La chiamano ancora in televisione?
«Sempre! Mi hanno chiamata anche Pippo Baudo e Red Ronnie. All'Antoniano sono tornata solo una volta a 25 anni, ma per timidezza ho detto solo una parola. Per questo di solito rifiuto gli inviti. Sono andata solo a "Quelli della notte" con Renzo Arbore e lì mi sono divertita così tanto che alla fine ho anche ricantato "Quarantaquattro gatti"».
Lo Zecchino d'oro ha ancora lo stesso fascino?
«I ragazzini oggi sono pieni di stimoli, sono più tecnologici e meno romantici. Però è sempre bello che lo Zecchino ci sia, è come un ritorno alla purezza dell'infanzia».
Elisa Grando