Piancone di giorno faceva l'operaio di notte il killer per l'eversione «rossa»

TORINO Il suo passato da brigatista gli è costato l'ergastolo, ma non l'ha mai rinnegato. E quando ha avuto bisogno di soldi, ha rispolverato il manuale da terrorista e non ha esitato a impugnare di nuovo la pistole per rapinare una banca. Del resto Cristoforo Piancone è sempre stato «freddo e spietato», come lo ricordano le cronache degli Anni di piombo da cui è riemerso per la rapina alla sede centrale del Monte dei Paschi di Siena.
Di giorno operaio alla Fiat di Mirafiori, killer nel tempo libero, «Gerard» (il nome di battaglia) dalla colonna torinese arrivò fino alla direzione strategica delle Br. È stato condannato per sei omicidi e due tentati omicidi, una lunga scia di sangue. Solo a Torino gli furono attribuite responsabilità in 11 fatti di sangue, fra cui gli omicidi del presidente dell'Ordine degli avvocati, Fulvio Croce (ucciso nel '77), del vicedirettore della «Stampa» Carlo Casalegno ('77), del maresciallo di Ps Rosario Berardi (marzo '78) e dell'agente di Polizia penitenziaria Lorenzo Cotugno (aprile '78). In questa occasione fu ferito dalla reazione della vittima e arrestato. Era l'11 aprile del 1978. I compagni di lotta armata inserirono il suo nome in un elenco di 13 «prigionieri comunisti» che «la Dc e il suo governo» avrebbero dovuto liberare per ottenere il rilascio di Aldo Moro. A nulla sono serviti i tentativi di convincerlo a collaborare con la giustizia. «Era un'irriducibile - ricorda il sostituto procuratore di Torino Maurizio Laudi -: non si è mai pentito e non ha mai fatto il nome dei complici». Eppure, una volta in carcere, per 20 anni il comportamento è irreprensibile. Mai una lite con i compagni di cella, mai un richiamo da parte delle guardie del carcere di Alessandria. Così a metà degli anni Novanta gli viene concesso il primo beneficio della sua lunga detenzione, il lavoro all'esterno. Piancone fila dritto fino al 1998, quando ruba alcune caramelle e un paio di slip in un supermercato. Un bottino da 27 mila lire che gli costa due anni per rapina impropria. «Ma quello - ricorda il suo storico legale, l'avvocato Riccardo Vaccaro - fu solo un momento di confusione mentale. E per dimostrare di essersi pentito di quel gesto accettò di versare un milione di lire al Fondo assistenza del personale di polizia vittima del dovere». In cambio il supermercato rinunciò a costituirsi parte civile al processo. Gli fu revocato il permesso di lavoro esterno e fu trasferito a Vercelli. Il nuovo permesso nel 2004.