Cazzola sbarra la strada a Pozzo: «Non vendo»

UDINE «Non vendo». Alfredo Cazzola aveva promesso una risposta in 72 ore ed è stato di parola. Nella conferenza stampa convocata ieri pomeriggio il presidente del Bologna ha annunciato di aver declinato entrambe le offerte presentate per l'acquisto del club rossoblù. «Le abbiamo vagliate con grande attenzione – ha detto Cazzola – ma non ci sono sembrate compatibili con il valore storico e le prospettive future della nostra società». Dietro a una delle due offerte, l'ennesima conferma è arrivata ieri, c'era effettivamente il patròn dell'Udinese Giampaolo Pozzo: «Per correttezza non riteniamo giusto precisare chi ha proposto queste offerte, ma sappiamo per certo che una quota di piccolissima minoranza dell'offerta romagnolo-friulana toccava un componente della famiglia Pozzo: il tutto nel pieno rispetto delle regole». L'epilogo della vicenda, comunque, non è dei più trasparenti e nemmeno dei più cordiali. Ad aggiungere pepe ci pensa anche Cazzola, che chiama perfino in causa i poteri forti del calcio: «Una delle due proposte, partita in anticipo rispetto all'altra, ha avuto un sorprendente sostegno da parte di quello che mi è stato definito come il mondo del calcio italiano: mi spiace di dover deludere questo mondo». Dal momento che i contatti tra Pozzo e Cazzola sono incominciati da diversi mesi, ufficialmente per definire un progetto di collaborazione tecnica e commerciale, è ovvio pensare che la cordata associata ai poteri forti sia proprio quella friulano-romagnola, liquidata da Cazzola con parole piuttosto velenose. Sicuramente la fuga di notizie non ha agevolato la conclusione della trattativa, che lasciando dietro di sé nervi tesi e molti interrogativi aperti: non soltanto a Bologna, ma anche a Udine, dove l'ipotesi di una fuga di Pozzo è sembrata molto vicina ad avverarsi. La conclusione della trattativa sull'asse Udine-Bologna, quale che fosse il peso reale di Pozzo nella cordata, è l'ennesimo segnale di un rapporto logoro con la piazza friulana. In un calcio che sta assistendo al ritorno in A di tutte le piazze importanti, l'Udinese è uno dei club più colpiti dalla crisi di pubblico negli stadi. Dai 26.000 abbonati dei tempi di Zico, ma erano già 20.000 con Suriak, molto probabilmente quest'anno si scenderà sotto quota 10.000. Se il progetto del nuovo stadio Friuli dovesse decollare, forse si creerebbero le premesse per un'inversione di tendenza: ma servono almeno 100 milioni di euro tra fondi pubblici e privati. Quanto allo stadio attuale, assieme a quello di Catania è l'unico in Italia a non essere ancora in regola con le norme antiviolenza.
Riccardo De Toma