Mittelfest 2007 ha richiamato oltre ventimila spettatori

CIVIDALE Oltre ventimila presenze alla XVI edizione del Mittelfest di Cividale, il festival di cultura della Mitteleuropa che si è appena concluso nella città ducale. La manifestazione, quest'anno sui diritti umani, ha contato 120 eventi in nove giorni, 41 compagnie partecipanti, provenienti da tredici Paesi europei. Le cifre sono state illustrate ieri da un soddisfatto Furio Honsell, rettore dell'università di Udine e nuovo presidente dell'associazione Mittelfest, l'organismo promotore di cui è socia anche la Regione, «major partner» con un finanziamento di 1,3 milioni di euro. Al suo fianco c'erano Moni Ovadia, direttore artistico del festival dal 2004, Attilio Vuga, vicepresidente del Mittelfest e sindaco di Cividale, Roberto Antonaz, assessore regionale alla Cultura.
«Un'edizione che resterà nella storia», ha commentato Antonaz, mentre Honsell snocciolava numeri. «Tredici gli spazi allestiti tra Cividale e dintorni – ha detto il presidente –, con due nuovi ingressi: il palazzetto dello sport e l'ex cementificio, dove c'erano 800 spettatori per l'evento inaugurale con Isabelle Huppert. Ben 2400 persone – ha proseguito – alla maratona spettacolare nella cava di Tarpezzo».
Ottomila i biglietti venduti, per un incasso lordo di 65 mila euro, «che copre il 10% dei costi», ha fatto sapere Honsell. «Si potrebbe pensare – ha continuato – a una flessione rispetto al 2006 (28 mila presenze secondo gli organizzatori, ndr), ma occorre tener conto di alcuni fattori: il numero minore di spettacoli a vantaggio di eventi maggiori, la disponibilità di spazi più piccoli. E poi non è stato usato il Nuovo di Udine». Coperti al 90% i posti disponibili, in media 300 per evento. «Ottimo il riscontro – ha aggiunto il presidente – sulla stampa locale, nazionale e internazionale».
Sono state 4200 le presenze agli otto incontri con eminenti personalità sul tema dei diritti, l'ultimo nella giornata conclusiva con il politologo tedesco Ekkehart Krippendorff. Altrettante a «Marionette & burattini nelle Valli», sezione che ha assegnato la marionetta d'oro a «Pulcinella Baby» di e con Luca Ronga. In mezzo a tante cifre, una cosa è certa: rispetto alle approssimazioni degli anni scorsi, i dati questa volta sono stati verificati nel dettaglio dal «matematico» Honsell con il direttore organizzativo Renato Manzoni.
«Affrontare un tema complesso come i diritti non era facile – ha detto Antonaz –, ma il compito è stato assolto con intensità, spessore e grande uso di arte. Vincente – ha concluso – l'abbinata tra Honsell e Ovadia». Assicurata la continuità di sostegno da parte della Giunta. «Anche se per ora – ha ammesso a margine – non parliamo di aumenti del budget. Impossibile fare ipotesi sulla finanziaria 2008». Qualche critica è stata espressa, in modo sibillino, dal sindaco Vuga. Alludendo a una mancata valorizzazione, da parte dei partner, dell'amministrazione comunale, «che da sola, in proporzione – ha dichiarato –, fa dieci volte di più per il festival di quanto faccia la Regione», Vuga ha auspicato «un impegno comune del cda per migliorare ancora nel 2008, possibilmente senza primi attori e comparse relegate in ottava fila».
Provocazione non raccolta da Ovadia, che ha invece ringraziato Vuga e tutto lo staff del Mittelfest (141 persone), a partire da Mario Brandolin, «che di fatto – ha detto – è il condirettore del festival». Richiamando il tema dell'edizione 2008, che sarà dedicata al tempo, e in particolare al futuro e alle nuove generazioni, Ovadia ha annunciato per l'apertura un momento di riflessione con i giovani della Confindustria. Tra eventi di richiamo e tanti appuntamenti collaterali, il festival ha chiuso i battenti domenica con l'ultima raffica di spettacoli. Per la prosa, in scena «Il servitore di due padroni» adattamento del testo di Goldoni scritto e diretto da Andrea Paciotto, insieme con Jovan Kirilov e Susanne Winnaker. Crudo esordio «techno» in salsa balcanica, con pallide reminiscenze fassbinderiane, seguito da un'improvvida sterzata verso la commedia dell'arte con qualche «furbetta» citazione dell'inarrivabile Arlecchino di Soleri. Questa produzione italo-serbo-olandese non ha convinto forse perché le diverse mani non sono riuscite a trovare una coerenza stilistica di fondo e un'intenzione poetica condivisa. Emozioni autentiche, invece, per il folto pubblico rapito dalla performance mozzafiato su note tzigane e musica tradizionale rumena offerta in chiusura dal fenomenale violinista Vasile Pantir, sul palco con la cantante Olga Balan e i vulcanici musicisti dello straordinario «Gypsy Quartet».
Alberto Rochira