Fisco, contestati 49,4 miliardi. Incassato l'1,23%

ROMA L'evasione è una montagna e il fisco la scopre. Nel 2006 ha contestato circa 49,4 miliardi di euro ai contribuenti meno fedeli, contro i 29,9 miliardi dell'anno precedente. Ma la maggiore incisività non porta poi a risultati concreti: gli incassi evaporano. Solo l'1,23% dei ruoli affidati al sistema della riscossione finisce effettivamente nelle casse dell'erario. Tanto che nel 2005 lo Stato, nell'attività di incasso di imposte evase, ha speso più di quanto non abbia incassato. A denunciare le carenze registrate in passato da uno degli snodi della lotta all'evasione è la Corte dei conti in una relazione che fotografa il sistema della riscossione tra il 1999 e il 2005. I magistrati contabili esprimono cosi «un giudizio complessivamente negativo» sul sistema previsto nel passato «da ultimo abbandonato». Si tratta infatti di una situazione che sta cambiando. Lo Stato ha deciso di correre ai ripari con la riforma della riscossione di fine 2005. Con la costituzione di Equitalia (la nuova concessionaria nazionale) «ha creato le condizioni per ricondurre ad una gestione unitaria il sistema della riscossione» con un «significativo riallineamento rispetto agli altri Paesi Europei». Si tratta però di un cambiamento - spiega la Corte dei conti - che potrà essere valutato «solo a seguito della piena operatività» del nuovo sistema.
I dati forniti dalla Corte dei conti sull'evasione contestata e su quella effettivamente incassata non hanno bisogno di commenti. Guardando gli ultimi tre anni, si vede come dai 21 miliardi iscritti a ruolo e contestati ai contribuenti nel 2004 si è passati ai 29,9 miliardi del 2005 per poi balzare ai 49,4 miliardi del 2006. Anche in cassa sono finiti più soldi, ma rispetto al totale la percentuale rimane irrisoria. Si passa dai 120 milioni del 2004, pari allo 0,57% dell'evasione contestata, ai 361,7 milioni del 2005 (1,21%) fino ai 609,8 milioni del 2006: quest' ultimo dato rappresenta l' 1,23% degli importi iscritti a ruolo, cioè dell'evasione scoperta e poi messa in pagamento con le cartelle esattoriali. La situazione è piuttosto generalizzata su tutto il territorio nazionale.
Ma i conti non tornano anche se si guardano i costi. «Nel 2005 - è scritto nel rapporto - a fronte di un incremento della riscossione che si è avvicinata al livello raggiunto nel 2001, la spesa per compensi ai concessionari è risultata la maggiore di tutto il quinquennio ed ha inciso sull'entrata per il 181%, ossia il doppio rispetto al 2001». In pratica «il solo dato del compenso previsto come spettante per il 2005 (470 milioni di euro) risulta comunque superiore al dato del riscosso di competenza (3612,7 milioni) del medesimo esercizio».
In Italia ammonta invece a quasi 100 miliardi di euro all'anno l'imponibile evaso a causa del lavoro nero e così nelle casse dello Stato non arrivano oltre 48 miliardi di euro di mancate imposte e contributi, pari a 840 euro a persona. È questa la stima elaborata dall'ufficio studi della Cgia di Mestre sugli effetti del lavoro nero presente in Italia. E tra le prime regioni nella classifica delle meno virtuose ci sono la Campania con un imponibile sottratto al fisco che arriva a quota 12 miliardi 904 milioni di euro, seguita a breve distanza dalla Sicilia con 12 miliardi 243 milioni di euro. Al terzo posto il Lazio (10 miliardi 333 milioni), mentre al quarto la Lombardia che regista 10 miliardi e 35 milioni di euro. Più lontano il Friuli Venezia Giulia: 2 miliardi 174 milioni.