Accordo all'Onu: ultimatum all'Iran sul nucleare

NEW YORK È stato approvato all'unanimità ieri dai 15 paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un documento che concede 30 giorni di tempo all'Iran, per ottemperare all'intimazione di rinunciare all'arricchimento dell'uranio.Il documento, che era stato concordato dai cinque paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, viene approvato alla vigilia della riunione dei ministri degli esteri di Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia e Germania, che a Berlino discuteranno la questione del nucleare iraniano.
Francia e Gran Bretagna avevano iniziato a far circolare un nuovo testo, più morbido delle versioni precedenti, nella speranza di convincere Russia e Cina ad aderirvi. Operazione riuscita. Tra le concessioni fatte a Mosca e a Pechino c'è quella di avere abbandonato la formula «minaccia per la pace e la sicurezza internazionale» riferendosi al nucleare iraniano, sostituendola con un più blando e generico accenno alla «responsabilità primaria (del Consiglio) per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale». L'intesa tra i Cinque è stata raggiunta alla vigilia di una riunione a Berlino dei ministri degli esteri dei permanenti dell'Onu più la Germania (che con Francia e Gb ha negoziato direttamente con Teheran).
Il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov, ha detto ancora ieri di non voler puntare il dito contro l'Iran ma contro la proliferazione più in generale, ed ha avuto una serie di conversazioni telefoniche con il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, che evidentemente gli ha dato le assicurazioni necessarie.
L'obiettivo dei paesi occidentali era di giungere ad un accordo sul testo prima dell'inizio della riunione di Berlino, dedicata alla messa a punto di una strategia a lungo termine nei confronti di Teheran. È stato l'ambasciatore britannico all'Onu Emyr Jones Parry ad annunciare l'intesa tra i Cinque, ed il suo collega americano John Bolton ha detto che «la palla si trova ora nel campo di Teheran».
Intanto, dure critiche sul nucleare al presidente repubblicano degli Stati Uniti George W. Bush sono state rivolte da Jimmy Carter, uno dei suoi predecessori democratici. In un editoriale sul Washington Post, Carter sostiene che negli ultimi cinque anni gli Usa hanno mandato segnali confusi a paesi come l'Iran e la Corea del Nord con la decisione di abbandonare la maggior parte degli accordi sul controllo delle armi nucleari.
L'ex presidente critica con particolare durezza il recente accordo sul nucleare stipulato tra Usa ed India -che non fa parte del trattato di non proliferazione nucleare, o Tnp-, temendo che si tratti di «un nuovo passo avanti nell'apertura della scatola di Pandora della proliferazione nucleare».
Carter, paventando una nuova escalation nella corsa all'arma atomica dopo gli anni del disarmo simile a quella osservata durante la Guerra Fredda, ricorda quale è stata la dottrina dei predecessori di Bush: «No alle vendite di tecnologia nucleare civile o di combustibile ai paesi che rifiutano di firmare l'Ntp».