Esibire il Tricolore con la stella rossa non è reato

di Claudio Ernè

Non è reato esibire in pubblico il Tricolore con la stella rossa nel mezzo. Lo ha stabilito ieri il presidente del Gip Raffaele Morvay che ha assolto dall'accusa di vilipendio alla bandiera Tito Detoni, uno studente universitario che aveva manifestato con altre cento persone il proprio dissenso per la proiezione del film «Il cuore nel pozzo». In contemporanea con lo sventolio del Tricolore con la stella rossa davanti alla sede della Rai, sullo schermo della sala Tripcovich scorrevano in prima nazionale i titoli della pellicola di Alberto Negrin dedicata al dramma delle foibe. Era il 3 febbraio 2005 e il ministro Fabrizio Gasparri aveva affermato: «Chi fa polemica contro il film è complice degli infoibatori».
La stella rossa dipinta nel mezzo del Tricolore aveva suscitato la reazione del consigliere comunale di Alleanza nazionale, Franco Bandelli. Aveva telefonato alla polizia chiedendone l'intervento. La Digos aveva denunciato lo studente per vilipendio del Tricolore. L'inchiesta era stata affidata al pm Giorgio Milillo che ieri in aula ha chiesto la condanna dell'imputato a sei mesi di carcere.
Il processo si è svolto con rito abbreviato e i difensori di Tito Detoni, gli avvocati Lucio Calligaris e Andrej Berdon, ne hanno chiesto l'assoluzione. Nelle arringhe sono stati citati altri episodi che hannocoinvolto il Tricolore: quello del leader della Lega Umberto Bossi che alcuni anni fa a Venezia aveva associato la bandiera italiana alla tazza in porcellana di un water. Citati anche gli esponenti delle formazione monarchiche che espongono il Tricolore con ò lo stemma di Casa Savoia. Secondo i difensori è quanto di più eversivo esiste nei confronti della Repubblica, nata attraverso il referendum popolare del 2 giugno 1946. Citati anche quei neofascisti che spesso al Tricolore aggiungono l'aquilotto e il fascio della Repubblica sociale.
Il giudice Raffaele Morvay ha assolto l'imputato ma ha anche sottolineato il significato provocatorio che l'esibizione della stella rossa può avere per chi ha patito le violenze delle truppe jugoslave. Per molti istriani, giuliani e dalmati quella stella è il simbolo di Tito.
Mentre il processo era in corso, sullo scalone antistante il Tribunale una cinquantina di attivisti hanno manifestato il loro appoggio a Tito Detoni. Una decina di Tricolori con la stella rossa sono stati fatti sventolare. Macchine fografiche e telecamere intanto riprendeva la scena. «Leggerò le motivazioni dell'assoluzione, poi deciderò se ricorrere in appello» ha affermato il pm Giorgio Milillo allontanandosi dall'aula.
«Sono stato io a chiedere l'intervento della polizia. E lo rifarei ancora» ha affermato in serata Franco Bandelli, piuttosto critico sull'esito del processo. «Grazie, auguri» ha aggiunto con sarcasmo. «Quei signori con la stella rossa hanno fatto un grande piacere a noi di Alleanza nazionale. Grazie a loro vinceremo le elezioni; bene, bene vadano avanti in queste iniziative...Noi che veniamo definiti nostalgici e facinorosi, anche se non lo siamo, di fronte a queste esibizioni non possiamo stare zitti. Ho chiamato la polizia e me ne sono andato per non fare danni...»
Nel febbraio 2005 anno l'iniziativa di presentare a Trieste in anteprima il film «Il cuore nel pozzo» aveva suscito anche alcune critiche. Giorgio Marzi dell'Anpi, Sandi Volk, presidente dell'associazione Pro Memoria, Dusan Fortic dell'Unione combattenti della guerra di Liberazione e Igor Canciani di Rifondazione avevano sostenuto che il film «insulta la Resistenza» e incita all'odio contro sloveni e croati.