In mare con Patrizio Roversi sulle rotte di Darwin e Einstein

«Charles Darwin soffriva di mal di mare: era sicuramente un velista per caso. Non so, invece, che rapporti avesse con la navigazione Albert Einstein. Ma mi ha stupito il fatto che molti tra i fisici che conosco amano andare in barca a vela e di certo sono dei velisti non per caso. Affascinati forse da tutti quei fenomeni, anche scientifici, legati all'andar per mare».
Ironico come sempre, Patrizio Roversi oggi sarà a Trieste con il suo veliero, «Adriatica», a bordo del quale ha solcato gli oceani di tutto il mondo, in compagnia della moglie Syusy Blady, per raccontare ai telespettatori di «Turisti per caso», prima, e «Velisti per caso», poi, le terre che incontrava lungo le sue traversate in mare.
Proprio da Trieste, «Adriatica» salperà mercoledì per circumnavigare il nostro Paese, trasformandosi in un inedito laboratorio che coinvolgerà molti studenti in attività didattiche, per conoscere i segreti della navigazione: dal principio di Archimede alla meteorologia.
«La fisica in barca» è una delle iniziative organizzate dall'Istituto nazionale di fisica nucleare in occasione del 2005 «Anno internazionale della fisica». Il suo veliero si trasformerà in un laboratorio scientifico itinerante. Come è coinvolto in questo progetto?
«Io non sono un fisico e non potrei intrattenere i ragazzi sui misteri della barca a vela. Sono molto contento però di collaborare con i fisici dell'Infn: è stata per me una bella occasione per cogliere l'aspetto scientifico della navigazione. Io sarò a Trieste e poi raggiungerò di nuovo l'equipaggio a Genova, il primo novembre, in occasione del Festival della scienza. Ma sto progettando anche un'altra tappa perché sono molto curioso. "Adriatica" infatti toccherà Marina di Ravenna, Bari, Catania, Napoli, Livorno e in ogni porto i fisici terranno delle lezioni, faranno delle dimostrazioni offrendo agli studenti assaggi appetitosi di scienza».
Gli studenti assaggeranno anche l'uso di bussole, anemometri, barometri e sestanti?
«Sì, saliranno in barca per toccare con mano il funzionamento degli strumenti indispensabili per navigare. Credo sia un bel modo per stimolare i giovani allo studio della fisica».
Lei che è un vecchio lupo di mare, un marinaio allenato, come si relaziona con bussole, radar e mappe meteo?
«È vero che ho sulle spalle molte miglia ma, come Darwin del resto, ho sempre dovuto combattere il mal di mare. Poi in fondo ero a bordo per raccontare agli spettatori le terre che incontravamo e così sono rimasto un turista per caso a tutti gli effetti, soprattutto un passeggero. C'è stato un episodio che mi ha scosso però: eravamo nel Pacifico e abbiamo caricato Giovanni Salvador, un velista non vedente. Nonostante non potesse vedere si è dimostrato espertissimo ed è riuscito a smuovermi, a trasmettermi l'entusiasmo di dominare la vela. Del resto anche Cino Ricci mi diceva di non guardare la mostrina segna vento. Perché il vento te lo devi sentire addosso e devi capire da che parte viene. Mi diceva che la barca in equilibrio la devi sentire sotto il sedere. E Salvador al timone sentiva la barca sotto il sedere, perché le vele non poteva vederle».
Dopo ha imparato a governare una barca?
«Tuttora con "Adriatica", che è una barca di 22 metri e 50 tonnellate, non sarei in grado di uscire dal porto. Io so cos'è il sestante ma alla fine uso il gps. So come si fa una rotta ma esistono le cartografie computerizzate: schiacci un bottone e conosci la direzione da seguire. Sembra di giocare a un videogame. Con i fisici, invece, a bordo di "Adriatica" saranno riattivati tutti gli strumenti: il barometro, la bussola per ricavare il punto nave».
Lo spettacolo della natura e la meraviglia della scoperta possono rendere la scienza, la fisica in particolare, più interessante e più divertente anche per i ragazzi?
«L'osservazione della natura penso sia la conditio sine qua non per imparare la scienza e la fisica. Qualunque altra motivazione o scorciatoia a mio parere non funziona. Faccio un esempio: io ho studiato al liceo classico, sapevo anche il greco ma adesso non sarei in grado di recitare nemmeno l'alfabeto. Nonostante l'affetto che nutro per i miei insegnanti, devo dire però che mi hanno sempre messo davanti a una versione da tradurre e io la traducevo per prendere un buon voto, ma partecipazione emotiva zero. Ho dovuto aspettare l'età di quarantotto anni per leggere tutto d'un fiato, grazie alla geniale riduzione di Baricco, l'"Iliade". Invece, secondo me, il coinvolgimento emotivo è fondamentale. Oggi pare che nelle facoltà scientifiche ci sia una grande carenza di iscritti perché penso che i modelli vincenti siano altri: fare la velina e il calciatore o diventare avvocato per trovare un impiego di lusso».
«Adriatica» proprio da Trieste alzerà le sue vele per la scienza. Ne seguiranno altri di viaggi scientifici?
«Quest'iniziativa dell'Infn è una sorta di reciproca conoscenza tra la barca, la scienza, la didattica e la divulgazione. Non a caso a Genova saremo ospiti del Festival della scienza e proprio lì, oltre a fare incontri sul tema della fisica in barca, presenteremo il "Progetto Darwin"».
Cos'è?
«Più o meno tra un anno, a vele spiegate salperemo dall'Italia per ripercorrere almeno una parte della storica rotta seguita dallo scienziato a bordo del "Beagle". Arriveremo in Brasile, poi dalle coste del Brasile ci spingeremo fino alle isole Galapagos, circumnavigando la Terra del fuoco».
Simona Regina