Renga: quando papà era finanziere a Muggia

SANREMO L'anagrafe è l'anagrafe, anche al di là dei fatti e delle circostanze. E i registri civili dicono che questo Sanremo 2005 è targato Friuli Venezia Giulia, così come quello del 2001, quando a trionfare fu la monfalconese Elisa. Anche se bresciano d'adozione, infatti, Francesco Renga è nato a Udine il 12 giugno 1968. E i suoi legami col Nordest vanno al di là della mancanza di radici. O almeno è quanto assicura lui, chiusi fotoreporter e telecamere fuori dalla porta, nella (relativa) serenità del giorno dopo.
Ex cantante dei Timoria, la band che ha lasciato nel 1998 in maniera non proprio indolore, sbarcato per la prima volta a Sanremo nel 2001 con «Raccontami», ha sfondato davvero l'estate scorsa con l'album «Camere con vista», presente tuttora nelle classifiche di vendita. Da qualche tempo è il compagno di Ambra Angiolini, da cui ha avuto la figlia Jolanda.
Questa vittoria è un piacere da condividere con le sue terre d'origine?
«Assolutamente. Io e mia sorella gemella, infatti, siamo nati a Udine quasi 37 anni fa. Papà era un maresciallo della Guardia di finanza di stanza a Muggia. Quando fu trasferito a Brescia avevo appena due anni, ma ogni volta che torno riscopro in me qualcosa di friulano».
Cosa ha fatto sabato notte dopo la consacrazione?
«Fra interviste, foto, incontri, ho lavorato fino alle quattro. Poi sono andato a mangiare con amici, collaboratori e fan. Era ormai mattina quando mi sono chiuso in camera, solo con Ambra, per cominciare a ragionare su quanto era accaduto. Debbo dire, però, che mi sono reso conto di aver vinto per davvero solo quando mi sono svegliato e ho visto sul tavolo della mia camera d'albergo la statuetta col leone e la palma».
Aveva scommesso molto su questo Festival, quando ha capito di avercela fatta?
«La prima sera, appena cantanto, dalla reazione del pubbllico in sala. Ho avuto la netta sensazione di essere arrivato al cuore della gente e mi sono meravigliato, perché pensavo che un brano come "Angelo" per convincere avrebbe avuto bisogno almeno di un paio d'ascolti».
Nel televoto non c'è stata storia...
«Quel 54,41 per cento di preferenze mi ha dimostrato un grande affetto, sparso in tutta Italia. Cosa di cui finora non avevo avuto un'esatta percezione nei concerti».
Ha vinto Francesco Renga o la canzone?
«Quest'anno c'era così tanto equilibrio fra i concorrenti che a fare la differenza sono state senza alcun dubbio le canzoni».
Quando si è cominciato a ipotizzare una sua partecipazione al festival non l'aveva nemmeno scritta quella canzone.
«Vero, verissimo. È stata una cosa non preventivata; avevo la melodia, ma non il testo. Poi una notte, mentre in tv scorrevano le terribili immagini dello tsunami, sono andato in camera a guardare mia figlia Jolanda dormire; è stata proprio quella visione a suggerirmi le parole, trasformando le idee che avevo in mente in una specie di preghiera per me e i miei cari. Credo che sia la migliore delle quattro canzoni che ho portato al Festival finora».
Promuove o boccia il meccanismo delle eliminazioni?
«Quella dell'eliminazione è una scelta buona per l'audience, ma in fondo anche per la gara. Ho parlato con qualche amico che se n'è andato a casa anticipatamente e non era poi disperato».
È grato alle giurie?
«Il popolo vota sempre col cuore. Credevo moltissimo in questo pezzo e fin dall'inizio sono stato sicuro che in un Festival come quello di Bonolis avrebbe fatto un gran figura».
La sua famiglia come ha reagito?
«Ero venuto al Festival soprattutto per promuorevere il mio ultimo album, ma poi mi sono ritrovato al centro di uno scatenato tifo familiare. Papà crede davvero nella gara, io no; quando sono sono sul palco penso ad altro. La gente apre il suo cuore e coglie il mio messaggio, la magia della musica è proprio questa».
Quando riparte il suo tour?
«Riparte domani. L'idea di tornare al Festival mi solleticava e così ho deciso di prendermi uno stop. Francamente non riesco a capire perché certi colleghi avessero così tanta paura di rischiare. Mettersi in gioco fa parte del nostro mestiere, se temi i verdetti rimani chiuso nel tuo mondo senza possibiltà di percorrere nuove strade».
Un progetto?
«Vorrei prendere alcune grandi canzoni del pop-rock internazionale per rifarle a modo mio. Chissà forse con un po' di tempo...».
A chi dedica questa vittoria.
«Alla mia famiglia, ad Ambra e alla mia piccola Jolanda».
Andrea Spinelli