Sull'asse Gorizia-Lienz la doppia «faccia» del conte Leonardo

«PUNTI DI VISTA» Nel Duomo di Gorizia, all'ingresso della cappella di Sant'Anna, sulla parete a destra, in grigia pietra carsica, dal 1756 è murato il cenotafio dell'ultimo conte di Gorizia, Leonardo. Il grande bassorilievo, è stato scolpito da Vito da Brescia, su commissione dello stesso conte, nel 1497 a Gorizia in occasione del suffragio per la consorte che, secondo la tradizione tardo medievale, si teneva un anno dopo la dipartita.
L'anno prima infatti, a soli 33 anni si era spenta in città la povera moglie Paola Gonzaga, sepolta probabilmente nello stesso Duomo (la tomba è andata però dispersa). Il Conte, giunto all'età di 53 anni (che allora erano tantissimi) coglie l'occasione per commissionare due pietre tombali allo scultore bresciano che, anni dopo, ancora doveva chiedere all'Imperatore Massimiliano (erede del Conte) il saldo per il lavoro fatto. In posizione eretta, vestito dell'armatura da parata, lancia con lo stendardo di Gorizia nella destra, l'emblema dei von Göerz nella sinistra, il conte rivela poca e inespressiva parte del volto attraverso la celata socchiusa. Il nastro che gira attorno alla pietra, racconta con gotica scrittura gli attributi di Leonardo, la sua volontà di costruire il cenotafio e alla fine, in bianco ancora da incidere, lo spazio lasciato libero per la data dell'effettiva morte.
Ai suoi piedi il (veneto?) leone soggiogato quale simbolo della potenza della nobile casata, a destra in alto l'Aquila del Tirolo sostenuta da un genio alato, in basso lo scudo della Carinzia, a sinistra l'emblema dei Gonzaga al quale si appoggia una figuretta femminile comunemente ritenuta la moglie Paola. Con medievale horror vacui, tutto lo spazio è saturato in una composizione goticheggiante, quasi un abbarbicato conservatorismo a contrastare quel moderno Rinascimento che si era già pienamente affermato.
Comunque l'oggetto non doveva piacere molto all'Imperatore Massimiliano d'Asburgo, che andava ad ereditare - oltre i beni - anche i titoli del Conte (la qualifica di Conte di Gorizia rimase prerogativa dell'Imperatore d'Austria fino al 1918) e preferì far scolpire un nuovo cenotafio da collocare sulla tomba di Leonardo nella chiesa parrocchiale di St. Andrä a Lienz, la città dove Leonardo morì il 12 aprile del 1500. Dell'opera viene incaricato il giovane Christof Geyger di Innsbruck che realizza un altorilievo estremamente raffinato. Dallo sguardo fiero e indomito del Conte che (ancorché ieraticamente frontale) si percepisce attraverso la medesima celata semiaperta, traspare infatti lo stile espressivo del Rinascimento.
Rispetto la pietra di Gorizia, questa di Lienz presenta poche varianti: c'è un baldacchino gotico a rappresentare la continuità con l'epoca precedente, pur essendo in piedi il conte poggia curiosamente il capo su un cuscino, non c'è il doppio stemma di Gorizia, scompare la presunta figura di Paola Gonzaga ed appare invece l'emblema della madre Caterina Gara (scudo con serpe) assieme a quattro angioletti ad accompagnare il conte nel suo ultimo viaggio. Particolare importanza viene ad assumere la qualità della pietra del cenotafio: non più austera, semplice, grigia roccia, ne viene scelta una rossa, quasi purpurea, con sovrapposte decorazioni in foglia d'oro a rappresentare, con il suo colore porfirogenetico, più che la maestà del conte quella di Massimiliano I, suo erede. Qualche anno fa una copia del cenotafio del Duomo è stata collocata nella sala del granaio del castello di Gorizia, mentre un'altra si trova da tempo nello Schloss Brück di Lienz. Arriverà nel Granaio anche una copia del cenotafio di Lienz?
Diego Kuzmin