Speranza dal Kuwait: le due Simone sono vive

ROMASimona Pari e Simona Torretta sono vive, stanno bene e potrebbero essere rilasciate se la trattativa con i sequestratori andrà a buon fine. Lo sostiene il quotidiano del Kuwait Al Rai Al Amm, la più autorevole testata del Paese. I messaggi sul web circa esecuzioni già avvenute sarebbero tutti falsi, così come quelli nei quali si chiedono il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq e scambi di prigionieri. Ciò non toglie che le due ragazze siano considerate prigioniere politiche e che chi le ha sequestrate non intenda raggiungere l'obiettivo politico del ritiro delle truppe. Solo che non lo avrebbe scritto sul web ma avrebbe fatto arrivare al governo italiano la richiesta attraverso un siriano, figlio di un autorevole imam morto di recente. Questo l'ultimo capitolo del mistero sulle due volontarie di «Un ponte per...». Smentita invece la voce della cattura a Ramadi di due carcerieri, diffusa l'altra sera dalla tv Al Arabiyia.
La rivelazione del giornale kuwaitiano combacia in qualche modo con le parole del ministro degli esteri Franco Frattini, qualche giorno dopo il sequestro, quando fece un giro nei Paesi arabi. Il ministro allora parlò di indicazioni molto importanti avute in Kuwait. Non fornì alcun particolare, in nome della riservatezza che si era imposto il governo.
A colmare la lacuna interviene Ali Al Riz, il direttore di Al Rai Al Amm, garantendo sulla veridicità di quanto pubblicato dal suo quotidiano grazie a «fonti informate molto vicine agli sviluppi in Iraq». Sono le stesse fonti che diedero la notizia, confermata, dell'uccisione del vice di Abu Mussab Al Zarqawi. Sul caso di Simo&Simo sarebbero stati offerti particolari sulla trattativa coincidenti con brandelli di verità che il giornale avrebbe già conosciuto.
«Noi sapevamo di contatti in Siria» ha spiegato Ali Al Riz ai microfoni di Sky Tg24. In questo caso la fonte non ha indicato i protagonisti dell'abbozzo di trattativa ma, sostiene il direttore, al giornale risulta «che il figlio del grande imam siriano morto poco tempo fa ha contattato un personaggio italiano». Massima riservatezza sui nomi del siriano e dell'italiano, eventuali protagonisti di un approccio con i rapitori a favore della liberazione.
«Non è consuetudine né dei musulmani né dell'Islam - ha spiegato Al Riz - rapire due donne e poi fare un ricatto sulle loro vite». Quanto alle attuali condizioni delle ragazze, ha confermato Alì Al Riz anche al nostro ambasciatore a Kuwait City Vincenzo Prati, le due sarebbero trattate secondo i precetti coranici. «Non so che cosa significhi - ha detto il direttore - ma capisco che secondo la morale islamica devono dargli viveri, medicinali e non devono trattarle male». Non è chiaro infatti se le due ragazze sono considerate per il loro sesso, perché straniere cittadine di un paese nemico o perché non osservanti della religione islamica. Ciascuno dei tre casi cambierebbe la lettura dell'espressione «precetti coranici».
Per quanto si possa dare fede alle rivelazioni del quotidiano del Kuwait, la delusione dopo la smentita della cattura di due sequestratori di Simo&Simo è stata forte.
Diffusa con molti dubbi dalla tv Al Arabiyia, la notizia si è rivelata destituita di fondamento dopo una dichiarazione del comando americano. Il che non ha spento voci in circolazione a Baghdad, secondo le quali Hatem Mutni Al Awad e il figlio Uday, questi i nomi degli arrestati, avrebbero effettivamente avuto un ruolo nel rapimento, tenendo brevemente le due ragazze in casa loro nelle prime fasi del sequestro per poi venderle ad altri gruppi. Il che sarebbe una prova che esistono delle taglie sugli italiani e americani.
Lucia Visca