Reggio chiede 5 milioni al clan di Brescello

REGGIO EMILIA L'inchiesta Grimilde ha portato alla sbarra il ramo criminale cutrese dei Grande Aracri egemone nella bassa reggiana. Ma a chiedere il risarcimento più ingente al clan di Brescello è stato il Comune di Reggio Emilia: ben 5 milioni di euro. È infatti questa la richiesta presentata dall'amministrazione del Comune capoluogo, costituitasi parte civile al processo che vede imputate 47 persone che hanno scelto gli abbreviati o patteggiamenti (altri 22 andranno a dibattimento a Reggio Emilia).Due giorni fa, in udienza a Bologna, sono state quindi depositate le domande di risarcimento da parte delle parti civili, tra cui il comune di Reggio, al quale ha fatto seguito la richiesta del Comune di Brescello (700mila euro), la Cgil (100 mila euro per ciascuna delle Camere del lavoro di Reggio, Piacenza e per il Regionale) e la Regione per 1 milione di euro.Per il Comune di Reggio la richiesta in Grimilde è ingente e scaturisce dalla commissione di 39 reati nel territorio cittadino. Una richiesta «in coerenza con l'atteggiamento tenuto allora in Aemilia, anche in ragione del fatto che il reato associativo contestato in questo processo è simile a quello contestato in Aemilia», viene riportato dall'assessore alla Legalità Nicola Tria: «La quantificazione in quella cifra è però un fatto puramente tecnico, fatta sulla base dei precedenti giurisprudenziali e soprattutto in relazione all'entità del danno che quelle vicende hanno cagionato al Comune». Resta però la distanza siderale del Comune capoluogo tra i processi Grimilde - in cui si è costituito parte civile con maxi richiesta danni - e Aemilia 1992, processo su due omicidi di mafia, uno dei quali ha visto scorrere del sangue sul territorio comunale di Reggio per una faida di mafia, ma sul quale - non certo per volontà ma per un disguido burocratico si disse all'epoca - il Comune non si costituì parte civile. Ora, il danno anche di immagine per il Comune di Reggio è evidente ed è messo nero su bianco nella richiesta presentata a Bologna, dov'è parte civile anche il Comune di Piacenza, che ha chiesto circa 3 milioni visto il coinvolgimento dell'ex presidente del consiglio comunale, Giuseppe Caruso, per il quale sono già stati chiesti 15 anni di carcere, accusato di essere vicino al clan sfruttando il suo ruolo di funzionario delle Dogane. In totale il pm Beatrice Ronchi ha formulato richieste per 264 anni di carcere per i 47 imputati del primo troncone, con una particolare severità nei confronti di Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco (fratello del boss Nicolino e anch'egli imputato con l'altro figlio Paolo), per il quale sono stati chiesti 20 anni. Persone al centro del radicamento della cosca a Brescello, scaturito dagli sviluppi del maxi processo Aemilia, che non ha ancora finito di svelare le trame criminali della 'ndrangheta al nord. --Enrico Lorenzo Tidona© RIPRODUZIONE RISERVATA