Grimilde, in 22 rinviati a giudizio A Reggio nuovo processo di mafia

Tiziano SoresinaREGGIO EMILIAUn nuovo processo di 'ndrangheta incombe sul nostro tribunale e fra cinque mesi (esattamente dal 16 dicembre) entrerà nel vivo.È la conseguenza della decisione presa ieri mattina - a Bologna - dal gup Sandro Pecorella nell'udienza preliminare legata all'operazione antimafia Grimilde della Dda di Bologna, esplosa nel giugno dello scorso anno e con Brescello nel mirino. Il magistrato giudicante felsineo ha infatti rinviato a giudizio 22 dei 23 imputati che hanno optato per il rito ordinario: Francesco e Paolo Grande Aracri, Gregorio Barberio, Filippo Bonfiglio, Domenico Brugnano, Luigi Cagossi, Salvatore Caschetto, Omar Costi, Salvatore De Vivo, Nunzio Giordano, Pierangelo Lombardi, Domenico e Gaetano Oppido, i tre Passafaro (Francesco Paolo, Giuseppe e Pietro), Matteo e Roberto Pistis, Antonio Rizzo, Claudio Roncaia, Massimo Scotti e Martino Taverna.Ma per una figura importante di questo procedimento - cioè il 66enne Francesco Grande Aracri, fratello maggiore del boss Nicolino- il gup ha dichiarato il non luogo a procedere in relazione all'accusa principale (associazione mafiosa) "limitatamente a fatti asseritamente commessi fra il 26 novembre 2010 e il 10 ottobre 2012 (data del decreto di archiviazione) perché non ancora procedibili in mancanza di decreto di riapertura delle indagini". Una "sforbiciata" di circa due anni che viene accolta con soddisfazione dall'avvocato difensore Carmine Curatolo: «È un passo in avanti, perché gran parte delle presunte condotte materiali legate alla condotta associativa ricadono in quel lasso di tempo». Il riferimento è a un summit, un viaggio in Calabria, delle intercettazioni. Non affronterà, invece, il processo la brescellese 49enne Laura Cappello, visto che per lei il gup Pecorella ha dichiarato il non luogo a procedere "perché il fatto non costituisce reato". La donna era accusata di trasferimento fraudolento di valori (con l'aggravante mafiosa), insieme al marito Roberto Pistis, al figlio Matteo Pistis e a Salvatore Grande Arcari. L'imputazione riguarda un contratto di finanziamento da 30mila euro che per il pm antimafia Beatrice Ronchi era un'operazione fittizia per poi prendere altre strade. Ma la 49enne in questa vicenda non c'entra. L'udienza preliminare non è ancora, comunque, terminata: da discutere la cinquantina di posizioni in rito abbreviato e da valutare le richieste di pena per i rimanenti imputati che puntano a patteggiare. --© RIPRODUZIONE RISERVATA