Francesco Grande Aracri fa partire la battaglia legale

BOLOGNACon la richiesta del rito - ieri nell'aula-bunker del carcere bolognese della Dozza - da parte degli 82 imputati, sta entrando davvero nel vivo l'udienza preliminare legata all'operazione antimafia Grimilde della Dda di Bologna, esplosa nel giugno dello scorso anno e con Brescello nel mirino.Circa l'80 per cento degli imputati ha puntato su riti alternativi. Sul rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo) hanno puntato figure di primo piano nei processi di 'ndrangheta come il boss Nicolino Grande Aracri, Alfonso Diletto, oppure uno degli imputati più sotto i riflettori di questo procedimento come Salvatore Grande Aracri ed altri suoi familiari. Rispetto alla scelta di quest'ultimo, hanno agito diversamente il padre (Francesco Grande Aracri) e il fratello Paolo che replicheranno alle accuse ma nell'ottica - in caso di rinvio a giudizio - di un rito ordinario. Diverse anche le richieste di patteggiamento, ma da parte degli accusati di essere dei prestanome del clan. Circa quattro ore intense - ieri mattina - nell'aula-bunker del carcere bolognese della Dozza, in cui anche stavolta sono state rispettate le regole antiCoronavirus con la presenza solo di una trentina di addetti ai lavori (ben sotto ai 50 consentiti dall'Ausl) in mascherina e guanti.Un risultato ottenuto dal gup Sandro Pecorella che ha dialogato con gli avvocati (difensori e di parte civile), arrivando ad una rappresentatività in aula che rispetta i presidi sanitari.Fra l'altro il clima attorno ai processi di 'ndrangheta in corso è sempre più teso, come hanno confermato - di recente - le parole del pentito Antonio Valerio che durante un'udienza dell'appello di Aemilia ha infatti letto delle dichiarazioni spontanee in cui si è soffermato, tra le altre cose, sulle richieste di scarcerazione fatte da alcuni boss a causa dell'emergenza Coronavirus, accusandoli di voler approfittare dell'emergenza sanitaria.Il collaboratore di giustizia ha infatti affermato, ironicamente, che la sola malattia di cui soffrirebbero gli imputati che hanno chiesto di andare ai domiciliari è la «carcerite». Le parole di Valerio hanno, ovviamente, scatenato la reazione di alcuni degli imputati, in particolare Michele Bolognino, Alfredo Amato e Giuseppe Vertinelli, che lo hanno accusato di aver detto quelle cose solo per ottenere un titolo sui giornali.Intanto a Reggio Emilia gli uffici tecnici del Comune hanno approvato il progetto esecutivo dei lavori di rimozione e stoccaggio dell'aula bunker, collocata nel cortile del tribunale, dove si è svolto il maxi processo Aemilia di primo grado. La struttura doveva inizialmente essere subito ricollocata in zona parco Ottavi per fungere da spazio civico e centro di documentazione sulle mafie ma, alla luce dell'epidemia di Coronavirus, il Comune ha di recente deciso di conservarla per il momento all'interno dei magazzini di via Mazzacurati. L'atto precisa che l'intervento - costo totale 230mila euro - sarà aggiudicato con una procedura negoziata, previa consultazione di tre operatori economici, e l'offerta sarà scelta sulla base del miglior rapporto tra qualità e prezzo. Eventuali lavori di ripristino di lieve entità (fino a 1.000 euro) che dovessero presentarsi, saranno invece affidati in via diretta. Il progetto prevede tra l'altro di rigienizzare la parte esterna dell'edificio e del cortile interno al tribunale su cui è collocata l'aula e il ripristino con interventi edili dell'area cortiliva. --T.S.© RIPRODUZIONE RISERVATA