Giro di tangenti in Brasile La difesa di Tronchetti «Io e Telecom estranei»

il casoFrancesco Spini«La Giustizia italiana nel 2014 ha accertato la totale estraneità di Telecom e del dottor Tronchetti a eventuali episodi di corruzione in Brasile», dice Marco Deluca, legale di Marco Tronchetti Provera. Le nuove investigazioni americane e brasiliane che riguardano i 35 milioni di euro transitati in Brasile attraverso una banca di New York su un conto di Naji Nahas secondo il legale «non riguardano in alcun modo Telecom né il dottor Tronchetti».La reazione dell'avvocato dell'attuale ad di Pirelli (ma all'epoca numero uno di Telecom) segue la ricostruzione che questo giornale ha fatto dell'inchiesta, aperta in Brasile, su Naji Robert Nahas «per riciclaggio, corruzione passiva e attiva dal 2002 al 2006». Ora che gli americani hanno risposto positivamente alla richiesta brasiliana di aiuto nelle indagini, si attendono sviluppi.La difesa di Tronchetti però punta a separare le vicende, evidenziando i punti che escluderebbero le ipotesi di corruzione di Telecom e del suo assistito. In primo luogo l'archiviazione della Procura di Milano che già ha indagato sulla vicenda, si basa tra le altre cose sulla «inesistenza di alcuna evidenza di pagamenti illeciti. La Procura aveva infatti accertato che i pagamenti a favore di Naji Nahas erano finalizzati ad attività lecite, ed effettivamente svolte, e che non vi era una diretta consequenzialità temporale tra tali attività e le decisioni delle autorità brasiliane». In secondo luogo l'archiviazione milanese si basa sulla «evidenza che tali attività furono "supportate da una formale investitura contrattuale approvata dal cda dell'azienda"». La presunta corruzione, che sarebbe stata indirizzata verso l'Anatel e il Cade, le autorità che regolano le comunicazioni e la concorrenza in Brasile (dove per anni c'è stata un'aspra battaglia tra Tronchetti e il finanziere Daniel Dantas sul controllo di Brasil Telecom), non avrebbe avuto riscontri. Le decisioni delle due autorità «non furono prive di significative e sfavorevoli conseguenze per Telecom Italia, che fu costretta nel 2007 a cedere la partecipazione in Brasil Telecom».I magistrati milanesi, ricorda ancora il legale di Tronchetti, non credettero nemmeno alle rivelazioni di Fabio Ghioni, ex componente del Tiger team dentro Telecom, vista la «totale assenza di riscontri» alle sue affermazioni. Sul nuovo filone brasiliano e americano interviene anche l'ex capo della sicurezza di Telecom, Giuliano Tavaroli. «La giustizia italiana ha fatto tutto quello che poteva o voleva - dice -. A distanza di 15 anni il Brasile si muove, forse vuole rispondere alle domande irrisolte della procura di Milano, ma sullo sfondo c'è un'altra partita». Il riferimento è all'arbitrato internazionale da 15 miliardi di dollari che a Parigi ha visto Telecom prevalere su un gruppo di fondi che contesta l'accordo del 2005 sugli assetti di Brasil Telecom. In vista del ricorso la tensione sui fatti brasiliani torna alta. «Attenzione a parlare di mega tangente - dice Tavaroli -, si tratta di una consulenza approvata dal cda di allora di Telecom Italia. Mi farei anche un'altra domanda: che fine ha fatto questo denaro?». L'ultimo capitolo giudiziario riapre una vecchia storia. «È una stranezza il passaggio su questo conto - dice Tavaroli, riferendosi al conto Usa su cui il Brasile ha chiesto agli americani di indagare -, ma parliamo di archeologia giudiziaria». --© RIPRODUZIONE RISERVATA