In Italia archiviate da tempo le accuse a Tronchetti Provera

il puntoPaolo Colonnello«Sul denaro sicuramente corrisposto a Nahas, nonostante si collochi in un quadro complessivamente suggestivo, è carente la ricostruzione certa della destinazione ai fini della corruzione...». Così scrivevano nel 2014 i pubblici ministeri incaricati dell'inchiesta per corruzione internazionale che vedeva imputato Marco Tronchetti Provera in qualità di presidente di Telecom, sospettato di aver corrotto attraverso il finanziere di origini libanesi, Naji Nahas, funzionari e politici del governo brasiliano per ottenere il controllo di Telecom Brasil. Vicenda per la quale alla fine, come si evince dalle motivazioni del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Gennari, la posizione di Tronchetti venne archiviata in quanto «i flussi di denaro hanno una possibile giustificazione lecita, e comunque non è dimostrabile che siano pervenuti a funzionari o politici stranieri». All'epoca si parlava di circa 26 milioni di euro (circa 30 milioni di dollari) versati da Telecom a Nahas tra il 2002 e il 2006 sotto forma di pagamento di consulenze per intermediazioni.Ora la segnalazione della Giustizia Usa che rivela come quei soldi siano passati da una banca di New York e ammontino a 35 milioni di euro, sebbene aggiunga un tassello inedito a questa storia, nulla cambia sul piano processuale in Italia. L'accusa, per ora, negli Stati Uniti è quella di non aver dichiarato questo passaggio di denaro e riguarda solo lo stesso Nahas e suo figlio. Che poi quei soldi fossero destinati a corruzione, come ipotizzano ora le autorità brasiliane (ma all'epoca, non fu possibile inoltrare una rogatoria internazionale) è ormai storia che per noi risulta ampiamente prescritta ancorché nota. Il primo a parlare, infatti, delle tangenti distribuite da Naji Nahas a funzionari e politici nell'ambito della guerra con il finanziere Daniel Dantas per il controllo delle telecomunicazioni brasiliane, fu Giuliano Tavaroli, all'epoca potentissimo capo della security di Telecom. Correva l'anno 2007 ed era esploso lo scandalo del dossieraggio che poi finì per coinvolgere anche il nostro controspionaggio.Ma chi è Naji Nahas sul quale adesso hanno rimesso gli occhi anche gli americani? «Un finanziere spregiudicato», racconta a verbale Tavaroli, «il presidente Tronchetti Provera e Buora decisero comunque di utilizzarlo sintetizzando con una battuta la loro strategia: "per trattare con un bandito ci vuole un bandito"». E Nahas fece quel che doveva fare: corrompere. Ma chi glielo chiese? Una domanda che non ha mai avuto risposta. --© RIPRODUZIONE RISERVATA