«L'eclatante agguato vestiti da carabinieri fu un segnale ai clan»

Tiziano SoresinaREGGIO EMILIA. Ben piantato, tatuato, indossa una maglietta nera con stampato dietro un vistoso teschio, mostra a più riprese modi decisi, rispondendo anche a muso duro.La seconda lunga e tesa giornata - in Assise - del pentito Angelo Salvatore Cortese s'impenna ieri quando parla dell'omicidio di Giuseppe Ruggiero e nello specifico dello stratagemma usato nel 1992 per ingannare la vittima: divise da carabinieri e una Fiat Uno camuffata come fosse dell'Arma. «Nicolino Grande Aracri, scelse questo modo - rimarca il collaboratore di giustizia - per dare un segnale, perché in quel momento la 'ndrangheta la sta scalando. Per dare un segnale alle altre consorterie di cosa siamo capaci: mezzi, uomini, armi, la nostra potenza». E aggiunge: «Si poteva anche uccidere sul cantiere o quando a Brescello rientrava dal lavoro. Ma in quella maniera si fece molto clamore. Un gesto eclatante fuori dalla Calabria. Non è il solito uomo che ti apposti e aspetti che passi. Era programmata bene». E per sottolineare lo spessore criminale di Grande Aracri - ora a processo perché considerato mandante degli omicidi di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero - il pentito infila un episodio del 2000, quando si sposa il figlio minore di Antonio Pelle, capo della cosca di San Luca che «era il simbolo della 'ndrangheta». Nicolino, pur essendo ai domiciliari, viene invitato a una festa da 2.700 invitati. «E solo di regali lo sposo aveva raccolto 400 milioni di lire. Non c'era solo la 'ndrangheta calabrese, venivano dall'America, dal Canada, dall'Australia, c'era la 'ndrangheta internazionale». Grande Aracri e lo stesso pentito si mettono in fila per salutare gli sposi e consegnare i regali: una coda di due ore. «Pelle - riferisce Cortese - ci fece togliere dalla fila, un gesto importante, e ci fece aspettare con i parenti più stretti, bevendo champagne...». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI