Con le condanne in Cassazione si aprono le porte del carcere

Ambra Prati / REGGIO EMILIADopo la sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato in toto - con sparuti stralci e due soli annullamenti - l'impianto accusatorio, a breve si apriranno le porte del carcere per quegli imputati (con condanne superiori a tre anni) ancora liberi o sottoposti a misure alternative. Da tempo in cella i "capi" territoriali della 'ndrangheta con epicentro Reggio Emilia, giudicati in rito abbreviato: Alfonso Diletto, Antonio Gualtieri, Francesco Lamanna, Nicolino Sarcone.I TEMPI TECNICI L'esecuzione della sentenza, ieri, non era stata ancora assegnata. La procedura prevede che la Quinta Sezione penale della Corte di Cassazione - il presidente Maurizio Fumo, a latere i giudici Rossella Catena, Irene Scordamaglia, Grazia Niccoli e Luca Pistorelli - trasmetta i documenti alla Procura generale di Bologna, che a sua volta li recapiterà alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna. A quel punto la Direzione distrettuale antimafia affiderà l'incarico della traduzione in carcere alle forze dell'ordine, non necessariamente reggiane: le indagini in passato sono state eseguite anche dai carabinieri di Modena o Fiorenzuola. Anche se la sentenza ha un effetto esecutivo immediato e "tombale", i passaggi formali "a cascata" richiedono tempi tecnici. I DUE POLIZIOTTI Detenzione in vista per i due poliziotti, il reggiano Domenico Mesiano e il catanzarese Antonio Cianflone. Si tratta, occorre sottolinearlo, di due posizioni ben diverse. Mesiano, autista dell'ex questore Domenico Savi, è stato condannato in ogni grado a 8 anni e 6 mesi per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, tentata violenza privata (le minacce alla giornalista Sabrina Pignedoli) e accesso abusivo al sistema informatico. Da assistente capo è stato prima trasferito a Parma, poi sospeso: per il reintegro ha presentato ricorso al Tar. Da aprile 2015 è libero, dal luglio 2017 è sorvegliato speciale per cinque anni. «Il mio assistito è sconcertato e profondamente deluso dalla sentenza, che ritiene ingiusta; continua a professarsi innocente», ha dichiarato il suo difensore Vincenzo Belli. Partiva da una posizione più grave Antonio Cianflone, agente all'epoca in servizio alla Dda della questura di Catanzaro: una posizione chiave della quale ha abusato, con i suoi frequenti viaggi a Reggio Emilia. Cianflone, difeso dall'avvocato Francesco Gambardella, è libero, sebbene non indossi più la divisa per sopravvenuto pensionamento. IL VOLTO TELEVISIVOTorna in carcere, ma - secondo il suo legale - scadrà a breve il termine per poter riaccedere agli arresti domiciliari, dove si trova tuttora il giornalista Marco Gibertini, condannato a 9 anni e 4 mesi. All'ex figura della tv locale è addebitato il concorso esterno in associazione mafiosa e la tentata estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. «Questione di giorni e il mio assistito sarà nelle condizioni di chiedere il ripristino dei domiciliari. Avrà inoltre diritto allo sconto di un anno per liberazione anticipata - ha commentato l'avvocato difensore Liborio Cataliotti - Non potevamo sperare in un consistente sconto, nonostante la collaborazione a nostro avviso totale».L'IMPRENDITORE Dovranno scontare ciascuno 4 anni e 10 mesi Giovanni Vecchi e la moglie e socia Patrizia Patricelli. L'imprenditore 63enne, già colpito dalla misura della sorveglianza speciale di 5 anni con obbligo di dimora a Reggio Emilia, in origine tramite la Save Group di Montecchio è considerato dall'accusa il "volto pulito" del quale si serviva la cosca (soprattutto Alfonso Diletto) per i suoi affari, anche nel post 2015. LA CONSULENTE TATTINI Non si è spostata di un millimetro la posizione di Roberta Tattini, la consulente bolognese del boss Grande Aracri, dal 2015 ai domiciliari, condannata a 8 anni e 8 mesi per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione. Presto pure lei in cella, le sue intercettazioni tirerebbero in ballo Giuseppe Iaquinta da Brescello e il figlio, il calciatore campione del mondo 2006 Vincenzo Iaquinta da Quattro Castella. «La Cassazione mette la parola fine. Ovviamente speravamo in un risultato più favorevole - ha commentato l'avvocato Francesco Casillo - e non possiamo far altro che aspettare le motivazioni per capire le ragioni per le quali sono state disattese le nostre istanze». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI