Sospiro di sollievo per il legale «Bene così, meglio di niente»

SCANDIANO«Va bene così, meglio di niente». Rischiava di dover finire in carcere. Rischiava di dover lasciare la sua Arceto per essere privato ancora una volta della libertà, come già accaduto il 29 gennaio del 2015 dopo essere stato arrestato in quella famosa notte in cui decine di arresti diedero il via all'operazione Aemilia. Facile quindi immaginare la felicità, ieri alle 23, di Giuseppe Pagliani: politico e avvocato tra i più noti di Reggio Emilia, accusato nell'inchiesta di concorso esterno, assolto in primo grado ma condannato in secondo a 4 anni di carcere. Fino a ieri, quando i giudici della Cassazione hanno annullato la sentenza con rinvio in appello.«Va bene così dai». Un punto a suo favore anche se per ora sulla carta, visto che non si tratta di un'assoluzione bensì del ritorno al centro della palla nel complesso campo giudiziario. Giuseppe Pagliani lo sa bene ma ieri, è certo, avrà esultato: con l'annullamento l'obiettivo minimo che si era posto per il terzo grado è stato raggiunto e la sua partita giudiziaria si riapre, sapendo già che ripunterà nel nuovo appello all'assoluzione già centrata in primo grado.Il politico di Forza Italia, ex consigliere comunale e provinciale a Reggio Emilia, secondo la procura antimafia avrebbe fatto da cassa di risonanza al clan al centro poi del maxi processo contro la 'ndrangheta al nord, quel clan che ha stabilito l'epicentro del suo malaffare e Reggio Emilia. Pagliani ieri si è tolto un macigno dalle spalle. Ha lavorato fino a martedì sera ma ieri, mentre in Cassazione si decideva il suo destino, l'avvocato non ha voluto distrazioni. È rimasto nella sua casa di Arceto, in attesa di quella sentenza che, nel bene o nel male, avrebbe cambiato il corso della sua vita. Infine, alle 23, le chiamate e i messaggi di congratulazioni per il rinvio al nuovo processo d'appello. «Non so niente, non so ancora niente», ci aveva raccontato ieri Pagliani contattato al telefono dalla Gazzetta alle 19.15. «Non so cosa dire, non so cosa pensare. Non c'è nulla, ancora, che io possa dire: sono solo in attesa di quella sentenza. Dipende tutto da quel sì o da quel no....».A quell'ora non sapeva ancora come fosse andata l'udienza: diceva di non sapere come il suo pool di avvocati avesse condotto quello che poteva essere l'ultimo atto di una vicenda che lo vede travolto dal 29 gennaio 2015, quando è stato condotto in carcere come buona parte degli altri imputati del processo Aemilia. «Non ho voluto sapere niente - aveva tagliato corto Pagliani - aspetto solo che mi venga comunicata la sentenza. Ho passato questa giornata in casa, ho parlato con i miei familiari, con qualche collega, ma ora conta solo ciò che dirà la Corte di Cassazione». È stato l'avvocato Roberto Borgogno del foro di Roma, che ha presentato agli "ermellini" punto per punto le motivazioni del ricorso presentato dal politico considerato in appello «un tassello essenziale per l'esecuzione del programma criminale del sodalizio operante in Emilia». Tesi combattuta e contrastata a più non posso da Pagliani stesso così come dai suoi difensori di fiducia, Giovanni Tarquini e Alessandro Sivelli, che torneranno ora in appello. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI