Entrati nella fase decisiva a luglio la storica sentenza

di Tiziano SoresinawREGGIO EMILIATre-quattro mesi tutti d'un fiato per arrivare alla storica sentenza che chiuderà - entro luglio la prospettiva più accreditata - il primo grado del processo per mafia più voluminoso, quanto ad imputati (sono 151) coinvolti, mai tenutosi nel Nord Italia, secondo in ambito nazionale solo al procedimento incardinato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che si tenne nell'aula-bunker di Palermo negli anni Ottanta.Una volta sentiti i periti (l'udienza di oggi, a meno di un colpo di scena legato allo sciopero dei penalisti, dovrebbe bastare), dal 10 maggio inizieranno le requisitorie dei due pm, a seguire le arringhe degli avvocati di parte civile e dei difensori. Per accelerare i tempi è probabile che la cadenza di due udienze a settimana venga aumentata.A Reggio Emilia va, quindi, verso la conclusione il troncone più corposo di Aemilia (la settantina di imputati che hanno optato per il rito abbreviato già "veleggiano" invece verso la Cassazione). Per la prima volta in Emilia-Romagna è stato costruito un impianto accusatorio a dir poco complesso contro una cosca marchiata 'ndrangheta. Una lista infinita di capi d'imputazione, con l'associazione mafiosa come accusa più grave (contestata a 34 persone nell'aula-bunker di via Paterlini), poi in due alla sbarra per concorso esterno in associazione mafiosa (i coniugi ed imprenditori edili Augusto Bianchini e Bruna Braga) e da qui in avanti i reati minori più diversi (estorsione, usura, incendio, danneggiamento, spaccio, reimpiego di soldi di provenienza illecita, bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni, false fatturazioni, truffa). Un rito ordinario che però ha avuto un'imprevista sterzata - in marzo - per i 34 imputati a cui viene contestata l'associazione mafiosa, in quanto i pm antimafia Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno innestato un "aggiornamento" temporale di oltre tre anni (il reato non è più fermo alle accuse datate 2015, perché la nuova formulazione arriva sino all'8 febbraio di quest'anno) ritenendo credibili i pentiti che hanno deposto ad Aemilia. La Corte - presieduta da Francesco Caruso, giudici a latere Cristina Beretti ed Andrea Rat - ha inquadrato tutto ciò in "fatti diversi", quindi giudicabili con il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di pena di un terzo. La conseguenza è stata che 25 dei 34 accusati di essere l'ossatura del clan 'ndranghetistico emiliano - con epicentro a Reggio Emilia - hanno scelto il rito abbreviato, dando vita ad un doppio binario processuale perché i restanti 126 imputati sono rimasti ancorati al rito ordinario. Ma chi sono questi 25 che saranno giudicati nel nuovo troncone giudiziario? La Dda di Bologna, nelle imputazioni, ha in parte ridefinito i ruoli. Michele Bolognino viene sempre considerato uno dei capi della cosca (per gli altri cinque vertici è già scoccata la condanna in Appello a Bologna), Gianluigi Sarcone e Luigi Muto sarebbero invece i nuovi reggenti del clan al posto dei vecchi leader finiti in isolamento, poi Antonio Valerio e Salvatore Muto divenuti collaboratori di giustizia, Gaetano Blasco (considerato un attivo "organizzatore"), infine la schiera dei "partecipi" più o meno noti: i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, Eugenio Sergio, Gianni Floro Vito, Sergio Bolognino, Vincenzo Mancuso, Mario Vulcano, Pasquale Riillo, Antonio Muto (classe 1971), Graziano Schirone, Pasquale Brescia, Maurizio Cavedo, Antonio Floro Vito, Antonio Muto (classe 1955), Alfonso Paolini, Pierino Vetere, Luigi Silipo, Carmine Arena, Antonio Muto (classe 1978).