Colacino, grande familiarità con i capi

REGGIO EMILIAEsiste solo un altro ribaltamento di sentenza - da assoluzione a condanna a 4 anni e 8 mesi - nell'appello di Aemilia oltre a quella del politico reggiano Giuseppe Pagliani. La riforma totale delle sentenza, in via peggiorativa, è stata quella di Michele Colacino, autotrasportatore calabrese, già colpito da un'interdittiva antimafia, prima della quale lavorava nei sub appalti della raccolta rifiuti anche per Iren.L'imprenditore accusato di associazione mafiosa era stato assolto nel primo grado di Aemilia per mancanza di prove che certificassero il legame interno con il sodalizio criminale. Ma per i giudici dell'Appello quelle prove ci sarebbero: c'era l'amicizia con l'ex capo bastone Romolo Villirillo (che poteva presentarsi in piena notte a casa di Colacino e chiedergli un prestito da 20mila euro), o era capace di regalargli una scala di marmo per la sua nuova casa, fatta costruire per lui da Salvatore Grande Aracri, il nipote del boss Nicolino. Dopo la caduta in disgrazia di Villirillo, Colacino si avvicina ai capi emiliani Nicolino Sarcone e Francesco Lamanna, secondo quanto ricostruito dai giudici di Bologna. Un passo necessario per segnare la distanza con Villirillo: l'incendio della Bmw di Colacino nel 2011 sarebbe stata una ritorsione del clan Grande Aracri per la sua vicinanza a Villirillo, che si era trattenuto dei soldi incassando l'anatema del boss di Cutro. Ma c'erano anche le partecipazioni agli eventi topici: il matrimonio di Nicolino Sarcone a Bibbiano nel 2011, il matrimonio di Giovanni Abramo e Elisabetta Grande Aracri (figlia del boss) sempre nel 2011 a Cutro, gli auguri a Lamanna per la nascita del nipote e via dicendo. Rapporti di «grande familiarità con i maggiori rappresentanti della 'ndrangheta in Emilia, con i quali condivideva evidentemente conoscenze, doveri, obblighi e cointeressenze». (e.l.t.)