«Cutresi discriminati? La mafia va battuta»

REGGIO EMILIASi è pure arrabbiato Franco Corradini - ex assessore alla coesione e sicurezza sociale - rimarcando di essersi «esposto come amministratore in una visibile battaglia contro la mafia a Reggio». Lo fa quando ricostruisce quanto gli accadde - nel 2014 - durante le primarie del Pd. Va subito detto che la procura ha archiviato l'inchiesta nei confronti di Domenico Mesiano, poliziotto ed ex autista del questore (già condannato nell'appello di Aemilia a otto anni e mezzo di reclusione) per quanto riguarda la sua interferenza in quelle «primarie» per la scelta del candidato sindaco di Reggio «interne» al Pd (poi vinte da Luca Vecchi che è stato eletto primo cittadino). In particolare l'ex assessore racconta che Mesiano contattò alcuni membri della comunità albanese, intenzionata a sostenere Corradini, per dissuaderli dal votare l'amministratore. L'episodio verrà subito denunciato in questura da Corradini che poi dice di non conoscere l'esito dell'inchiesta penale, mentre apprese da un'intervista giornalistica all'allora questore Isabella Fusiello «che Mesiano per questo motivo era stato trasferito a Parma con nota di demerito».E l'ex amministratore aggiunge: «Se dovessi fare una battuta quel signore ha scelto bene, perché se è un amico degli 'ndranghetisti, se doveva colpire uno, ha colpito me perché ho sempre combattuto la 'ndrangheta. Questo episodio non ha avuto molta eco, non avrebbe cambiato il dato elettorale, ma come dato è due volte grave, un poliziotto - si infervora - non può permettersi questi atteggiamenti e poi la 'ndrangheta non può entrare in quell'ambiente». L'ex assessore rivendica poi che già nell'ottobre del 2005, quando era capogruppo dei Ds in consiglio comunale, propose «un gruppo di lavoro» dell'amministrazione sulla legalità e, soprattutto, di limitare la pratica degli appalti con il massimo ribasso dove era maggiore il rischio di infiltrazioni criminali. «Leggevo sulla stampa di roghi in cantieri edili ed ero preoccupato, perché vedevo una ripresa della 'ndrangheta in città dopo i fatti di sangue della fine degli anni Novanta. Dal mio punto di vista lo si doveva vedere». Sul tema delle presunte discriminazioni verso la comunità calabrese presente in città, Corradini è piuttosto diretto. «La 'ndrangheta non era affatto un fattore etnico, abbiamo cercato di parlare con i cittadini di Cutro perché, più se ne parla, maggiori sono le possibilità di quella comunità di venirne fuori, di far uscire il problema». Riflettendo su quest'accusa di discriminazione, Corradini non nasconde che quando nel 2008 venne presentato il nuovo studio di Enzo Ciconte sulla criminalità organizzata a Reggio non mancarono prese di posizione contrarie: «Anche alcuni elementi del mio partito - sottolinea - mi invitavano alla prudenza. Ricordo le lamentele di un presidente di Circoscrizione e la lettera di alcuni esponenti Ds della Bassa che criticavano lo studio. Invece il tema va posto chiaramente, ho fatto una battaglia e la rivendico. La stessa delegazione che con Scarpino e Delrio andò dal prefetto De Miro, anche se in buona fede, nascondeva questa impostazione sbagliata. La legalità - conclude Corradini - viene prima di tutto. Non c'è stata nessuna discriminazione nel combattere il malaffare come le interdittive antimafia hanno dimostrato».(t.s.)