Scacco al clan, arrestato un reggiano

di Enrico Lorenzo TidonawREGGIO EMILIAImponevano ai ristoratori di origine italiana della zona di Stoccarda, in Germania, l'acquisto di vino, prodotti di pasticceria e semilavorati per la pizza prodotti da imprese legate alla cosca, con diramazioni anche a Reggio Emilia. Tredici persone sono state arrestate per estorsione in Germania nell'ambito dell'inchiesta «Stige» condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Crotone, che ha portato ieri a ben 169 arresti totali. Secondo l'accusa, gli emissari della cosca Farao-Marincola erano anche divenuti i referenti dei ristoratori per la composizione di eventuali controversie che si venivano a creare. Tra questi spunta Francesco Bonesse, residente a Reggio Emilia ma considerato un emissario a Stoccarda della cosca crotonese Farao-Marincola, che comanda a Cirò Marina, nel Crotonese (leggi l'articolo a pagina 8). È accusato di reimpiego di denaro di provenienza illecita, concorrenza con minaccia e per detenzione illecita di armi. Bonesse - residente in via Cantonazzo a Reggio ma arrestato fuori provincia - è uno dei sei arrestatati (fra custodie cautelari in carcere e ai domiciliari) che hanno toccato ieri anche l'Emilia con l'operazione della Dda di Catanzaro guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri, che conferma il radicamento della 'ndrangheta nei nostri territori. Gli investigatori con queste misure hanno colpito anche le ramificazioni al Nord delle attività della cosca Farao-Marincola, ritenuta una delle più potenti della Calabria. Nella lista dei 186 indagati totali diffusa dagli stessi investigatori, fra i destinatari di ordinanza di custodia in carcere ci sono Bonesse, 47 anni, nato a Melissa (Crotone) e residente a Reggio Emilia; Aldo Marincola, 33 anni, nato in Germania e residente a Parma; Fabio Potenza, 30, nato a Cirò Marina (Crotone) e residente a Parma; Franco Gigliotti, 49, nato a Crucoli (Crotone) residente a Parma e domiciliato a Montechiarugolo (Parma). Agli arresti domiciliari sono finiti Andrea Grillini, 40, nato a Bologna e residente a Monterenzio (Bologna) e Roberto Botti, 51, nato e residente a Modena.Secondo l'accusa Bonesse avrebbe ricevuto «capitali provento da reato, reimpiegandoli nella costituzione di attività di ristorazione». Locali di prim'ordine e aziende divenute detentrici del «monopolio dei semilavorati per pizza». Bonesse sarebbe protagonista «anche con atti di concorrenza sleale, connotati da violenza e da minaccia». Accuse di associazione mafiosa che hanno portato alla richiesta della misura cautelare anche per il collaboratore di giustizia già arrestato per nell'inchiesta Aemilia, Salvatore Muto (poi revocata) e per la moglie Maria Aiello (ora ai domiciliari) e per il fratello Carmine Muto (leggi articolo sotto). Significative conferme sono giunte dall'inchiesta Stige anche in relazione alla struttura della 'ndrangheta principalmente operante nei territori del Crotonese. Nella struttura denominata "Provincia" di Crotone è preposto Nicolino Grande Aracri, «del quale la cosca "Trapasso" ed il "locale" di Cirò costituiscono probabilmente le più rilevanti articolazioni» riporta la procura nell'ampia ordinanza d'arresto, lungo 1.500 pagine, e nella quale il boss cutrese appare decine di volte, tirato in ballo da ricostruzioni giudiziarie e pentiti. Le indagini dell'inchiesta Stige investono un arco temporale che snodandosi in molteplici vicende - tutte sintomatiche dell'esistenza e dell'operatività di un potente sodalizio criminale - parte dalle soglie del terzo millennio per giungere sino ai giorni nostri, con passaggi in Emilia fino in Germania. Tra gli atti spunta anche la figura di Giuseppe Clarà, crotonese con precedenti per emissione di fatture per operazioni inesistenti e reati ambientali, in materia di smaltimento rifiuti, con quote nel "Consorzio per la ricostruzione", che ha sede a Modena, impegnato nei lavori di ricostruzione nel post terremoto in Emilia, Lombardia e Veneto. La sua società, la "Clarà Costruzioni s.r.l." aveva peraltro stipulato un atto di compravendita nel 2013 dell'intero patrimonio dell'impresa individuale di Michele Colacino, con sede in Bibbiano. Colacino fu tratto in arresto il 29 gennaio 2015 nell'ambito dell'inchiesta Aemilia per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Già da allora erano all'attenzione gli intrecci nella Bassa emiliana tra la cosca Farao-Marincola e i Grandi Aracri attivi a Reggio Emilia.