«Aemilia, noi parti civili per fare fronte alla paura»

di Nicole NasiwREGGIO EMILIA«Nulla sotto al tappeto», così - spiegando perché la Provincia di Reggio e vari Comuni, tra cui Brescello, Bibbiano, Reggiolo, Montecchio e lo stesso Comune di Reggio Emilia si siano costituiti parte civile al processo Aemilia, sottolineando la loro volontà di stare con la giustizia e salvaguardare i valori democratici - il presidente Giammaria Manghi ha introdotto l'incontro dal titolo "Aemilia. Cosa abbiamo imparato".Nella sala del consiglio provinciale di Palazzo Allende, lo stesso Manghi e il prefetto di Reggio Maria Grazia Forte hanno introdotto gli interventi degli avvocati patrocinanti la Provincia e i Comuni reggiani, Salvatore Tesoriero e Federico Fisher. Il prefetto ha inoltre valorizzato la potenza che sicurezza pubblica e società civile hanno avuto nel contrastare i numerosi episodi creando una sinergia comune. Gli avvocati hanno focalizzato invece l'attenzione su tre livelli per delineare il bilancio odierno del maxi processo Aemilia: numeri, legalità e sforzo.Sono più di 50 le udienze previste per il 2018 e ammontano a un milione e 250mila euro i beni sequestrati ai 250 imputati coinvolti. L'avvocato Tesoriero puntualizza il fatto che la decisione presa dai Comuni di costituirsi parte civile al processo vuole fare fronte alla paura, per arrivare dove i singoli individui non sono arrivati per minacce e ritorsioni.L'inserimento dell'azione civilistica, infatti, ha finora rivendicato non solo risarcimenti pecuniari, confermati in 150mila euro per ogni Comune e 100mila euro in favore della Provincia, ma anche trasparenza e solidarietà.Nelle sentenze del processo celebrato a Bologna con rito abbreviato ha trovato inoltre conferma l'ipotesi che numerosi furono i tentativi da parte delle famiglie affiliate alla 'ndrangheta di infiltrarsi nella vita politica, mantenendo una gerarchia corrispondente a quella degli enti comunali e agendo come forza anti-statale.Esemplare il caso delle elezioni amministrative del 2009 a Brescello, come ricordato dall'avvocato Fischer nel suo intervento, ove si candidò Jessica Diletto, figlia dell'imputato Alfonso Diletto, condannato in appello a 14 anni. L'ultimo punto trattato dai legali delle parti civili riguardano lo sforzo affinché il processo si svolgesse in tribunale a Reggio e di come la prevenzione possa essere attuata sul territorio soprattutto tra gli studenti delle scuole. L'incontro si è concluso ribadendo come il maxi processo Aemilia sia aperto a tutti coloro che abbiano la volontà di partecipare, per una presa di coscienza comune volta anche alla prevenzione futura. ©RIPRODUZIONE RISERVATA