«Ma adesso vogliamo sapere chi ha aperto le porte alla cosca»

BRESCELLOSulla sentenza si esprime anche il movimento Agende Rosse, gruppo di Modena e Brescello, che pone all'attenzione diverse riflessioni. «Leggiamo questa notizia - scrive il movimento in una nota - con evidente sollievo e inevitabilmente si affacciano alla mente riflessioni e domande. Ben triste cosa se è necessaria un'intervista dei ragazzi di Cortocircuito per far scoppiare un caso e per portare una commissione di indagine all'interno di un Comune che già aveva dato forti segnali: il bar chiuso per "pizzo" nel 2003, Ermes Coffrini (tale padre tale figlio) che definì Francesco Grande Aracri "un bravo muratore" e che in veste di avvocato non disdegnò di difendere la famiglia Grande Aracri per una causa al Tar. Detto questo, preferiamo pensare che una commissione di indagine si insediò nel 2015 non per una intervista per quanto "esplosiva" di un gruppo volenteroso di studenti, ma grazie alle numerosissime denunce di Donato Ungaro e Catia Silva, due cittadini di Brescello che hanno pagato, e stanno tuttora pagando, in prima persona per il loro senso civico. Ci chiediamo a questo punto come mai, in un comune commissariato per mafia, nessuno sia stato raggiunto da almeno un avviso di garanzia. Chi ha aperto materialmente le porte del comune alla cosca Grande Aracri? Quali sono i dipendenti comunali, se ve ne sono, che hanno favorito questo ingresso? Chi all'interno delle amministrazioni che si sono succedute nei decenni ha permesso una tale infiltrazione mafiosa che ha portato allo scioglimento di un comune?». «L'aria che si respira a Brescello è di attesa - proseguono - attesa per il termine del commissariamento e delle successive elezioni: chi si presenterà? Dovremo assistere ancora al gioco delle tre carte, dove "i soliti noti" si scambiano i ruoli in una sorta di gioco gattopardesco dove "tutto cambia perché nulla cambi"? Le risposte potranno darle solamente gli stessi cittadini brescellesi, ovviamente. Dal canto nostro, continueremo ad essere presenti il più possibile. Crediamo profondamente che la gente di Brescello abbia la forza e l'orgoglio di rialzarsi e unirsi per spezzare quel legame che ha causato lo scioglimento del primo comune emiliano per mafia».