Imputati ai domiciliari: più controlli in aula

REGGIO EMILIAGli imputati di Aemilia sottoposti agli arresti domiciliari che assistono alle udienze del processo diventano - in aula - una sorta di «sorvegliati speciali». Lo ha deciso la Corte che, in un'ordinanza, impone al comandante del servizio d'ordine «interno» all'aula di «verificare puntualmente» il loro comportamento. Il provvedimento scaturisce dalla querelle andata in scena la scorsa udienza sull'imputato Omar Costi: per lui il pm Marco Mescolini aveva chiesto la sospensione dei domiciliari e il ritorno in carcere. Il magistrato aveva in particolare segnalato che la misura cautelare a cui Costi è sottoposto da quasi due anni gli vieterebbe di comunicare con terzi. Invece l'imprenditore accusato di estorsione e falsa fatturazione avrebbe mandato alcuni messaggi (con due computer e un telefono), direttamente dai banchi dell'aula-bunker dove si celebra il maxi processo. L'avvocato difensore Vincenzo Belli ha obiettato che il suo assistito è stato riammesso nel giugno del 2016 al lavoro e svolge la mansione di magazziniere addetto alle vendite e agli approvigionamenti di una pizzeria. «Questo - sottolinea il legale - fa implicitamente decadere il divieto, poichè il mio cliente può avere bisogno di comunicare con clienti e fornitori». Quanto all'utilizzo dei computer, Belli sottolinea «che non c'è nessun divieto di usarli in udienza». Tanto più che Costi sta preparando una memoria difensiva. «Il mio assistito - conclude il legale - fa tutto alla luce del sole, si siede sempre nelle prime file e in questi anni ha avuto centinaia di controlli a casa e sul posto di lavoro, da cui non è emersa alcuna irregolarità». Poco convinto il pm Mescolini ha comunque depositato l'incartamento con le specifiche prescrizioni imposte a Costi dagli arresti domiciliari. Tra queste ci sono anche gli orari di lavoro dell'imputato: dal lunedì al sabato dalle 9 alle 18. Costi intanto, rispetto al solito, ieri mattina non era in aula.