Da Grande Aracri ai commissari

Il "caso Brescello" scoppiò il 18 settembre 2014 quando la web tv Cortocircuito presentò la videoinchiesta sulle mafie in cui il sindaco Marcello Coffrini definì Francesco Grande Aracri, esponente dell'omonimo clan e fratello del boss Nicolino, un uomo «gentilissimo, tranquillo, composto, educato». Il 23 settembre i sindaci del Pd "processarono" il loro collega, che decise di rimettere il mandato al consiglio comunale. Il 29 settembre 250 persone manifestarono in piazza a favore del sindaco Coffrini (presente un "camion vela" con la scritta "Contro tutte le mafie-con Marcello"), che poi incassò la fiducia del consiglio comunale. Il 3 ottobre, i carabinieri avviarono una indagine per scoprire chi avesse commissionato il "camion vela" all'azienda di pubblicità. Il 7 ottobre, il procuratore Giorgio Grandinetti rivelò che fu lo stesso sindaco Coffrini a inviare la mail per spiegare come doveva essere fatto il cartellone del "camion vela". L'inchiesta "Aemilia" tornò a far parlare di Brescello: Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia, chiese le dimissioni di Coffrini. Il 10 giugno 2015 si insediò in Comune la commissione d'accesso nominata dal prefetto Raffaele Ruberto. La richiesta fatta dal prefetto al ministero dell'Interno si basava su un rapporto informativo dei carabinieri. Nei primi giorni di dicembre la commissione concluse il lavoro dopo aver scandagliato gli ultimi 15 anni di amministrazione e consegnò la relazione al prefetto. Alla fine gennaio 2016 Marcello Coffrini rassegnò le dimissioni e il Comune venne commissariato: il 23 febbraio arrivò il commissario Michele Formiglio. Il 20 aprile 2016 il Consiglio dei ministri sciolse dell'amministrazione comunale di Brescello a causa dei condizionamenti mafiosi accertati dalla commissione di accesso agli atti. In Comune si insediò la commissione a tre composta dai commissari. Lo scioglimento, inizialmente disposto per 18 mesi, è stato prorogato fino al 20 aprile 2018.