«Coffrini non poteva ignorare chi fosse Grande Aracri»

BRESCELLO Sono quasi 50 le pagine con le quali il Consiglio di Stato - massimo organo della giustizia amministrativa - motiva il respingimento del ricorso presentato dall'ex sindaco Marcello Coffrini, dagli ex assessori Gabriele Gemma e Giuditta Carpi e dall'ex consigliera comunale Susanna Dall'Aglio contro il decreto di scioglimento del Comune di Brescello per condizionamenti mafiosi. La sentenza - redatta dal consigliere Oswald Leitner e ricca di "omissis" - risale al 26 ottobre ed è stata pubblicata ieri, emessa dal Collegio giudicante presieduto dall'ex ministro Franco Frattini. Numerosi i punti della relazione della commissione d'indagine che gli appellanti hanno contestato ma che sono stati via via "smontati" dalla sentenza. Tra questi ne spiccano alcuni relativi a noti episodi già più volte citati in varie sedi, nonché nel decreto di scioglimento. Ad esempio, in merito alle misure adottate dall'amministrazione comunale per prevenire corruzione e infiltrazioni il Consiglio ha ritenuto che «siano, da un lato, iniziative meramente formali più che sostanziali e non siano, dall'altro lato, iniziative veramente indicative della volontà di affrontare direttamente la problematica, dal momento che la mera inattività successiva al sisma del 2012 e l'affidamento di certi adempimenti istituzionali non rivelano, in fine dei conti, altro che l'incapacità del Comune di affrontare direttamente la problematica dell'infiltrazione mafiosa all'interno dell'ente comunale». Particolarmente corposa la parte relativa all'intervista rilasciata da Coffrini a Cortocircuito in merito alla quale - si legge - «va osservato che non è in alcun modo credibile che il primo cittadino, vissuto e cresciuto a Brescello, non fosse informato delle vicende giudiziarie di Francesco Grande Aracri, trattandosi di persona più che nota nel contesto locale. Le dichiarazioni dal sindaco e, in particolare, la definizione come soggetto «molto composto, educato ... sempre vissuto a basso livello» sono quindi da considerarsi senz'altro gravi e dimostrano non solo la scarsa sensibilità del primo cittadino riguardo al problema della presenza della criminalità organizzata nel territorio comunale, ma addirittura che il sindaco nega consapevolmente tale fenomeno». A ruota, la manifestazione di sostegno in piazza del 29 settembre 2014 è stata oggetto di analisi, in particolare il fatto che le firme raccolte siano state consegnate nelle mani del sindaco da tre soggetti, tra cui il figlio di un imprenditore calabrese la cui ditta nel marzo 2015 è stata colpita da un'interdittiva antimafia. «Le persone collegate a vario titolo al clan Grande Aracri - si legge - presenti alla manifestazione hanno mostrato grande soddisfazione allorquando il sindaco è sceso in piazza per ringraziare la cittadinanza radunatasi, con varie strette di mano». È stato inoltre sottolineato che tra le 400 firme raccolte, 50 erano riconducibili al clan nonché a soggetti titolari di società destinatarie di interdittive antimafia e loro familiari. «Appare evidente quantomeno - prosegue la sentenza - la scarsa sensibilità dimostrata dal primo cittadino, soggetto al voto di fiducia proprio anche a seguito della vicenda dell'intervista, il quale, a differenza di vari consiglieri appartenenti alla stessa sua maggioranza, non ha percepito o non ha voluto percepire il significato dell'iniziativa e il grave significato etico, sociale e politico del suo comportamento, che dimostra la sua incapacità di mantenere le debite distanze dagli ambienti locali gravitanti intorno alla criminalità organizzata». Poi, tante altre vicende che in questi anni hanno fatto discutere, come l'abbellimento di una rotonda da parte dell'ex consigliere di opposizione Conforti con materiale fornito da una ditta poi raggiunta da un'interdittiva, o l'assunzione in Comune di soggetti legati in qualche modo alla cosca, oltre alla discussa realizzazione del supermercato Famila, l'affidamento di lavori a ditte poi raggiunte da interdittive, gli episodi di minacce a Catia Silva e la gestione della vicenda legata all'occupazione abusiva di una casa vicino alla stazione da parte di un pregiudicato. Infine, la ristrutturazione della casa dello stesso Coffrini da parte di una ditta colta da interdittiva. (a.v.)©RIPRODUZIONE RISERVATA