Pestaggio a Cavazzoli Sei persone a giudizio

di Jacopo Della PortawREGGIO EMILIA Sei calabresi sono stati rinviati a giudizio per il pestaggio di un ucraino avvenuto il 19 gennaio 2015 nel parcheggio del bar Rondò di via Rinaldi a Cavazzoli. Ivan Sobol, 46 anni, venne aggredito con spranghe, bastoni e mazze da baseball e finì all'ospedale di Reggio con una prognosi di 43 giorni. L'aggressione era stata preceduta da una banale lite il 15 gennaio all'interno del locale. Pochi giorni dopo scoppiò un'altra discussione, perché lo straniero nel riportare i bicchieri al bancone era passato in mezzo a due avventori, provocando la loro reazione per questa «mancanza di rispetto». Dopo quell'episodio la polizia aveva denunciato sei clienti del bar e nel maggio dello stesso anno il locale era stato chiuso per cinque giorni con provvedimento del questore Isabella Fusiello. Ieri mattina il giudice Giovanni Ghini ha rinviato a giudizio per lesioni gravi in concorso i sei imputati, come chiesto dal pm Maria Rita Pantani, mentre l'ucraino, assistito dall'avvocato Alessandro Zeppelli di Modena si è costituito parte civile per chiedere un risarcimento. A processo andranno Roberto Turrà (difeso dall'avvocato Peppino Brugnano), Alfredo Amato ed Emilio Alfredo (difesi entrambi da Franco Beretti), Aurelio Amato, Giuliano Floro Vito (difeso da Giuseppe Migale Ranieri) e Roberto Martino (difeso dall'avvocato Giuseppe Caldarola). Due imputati sono coinvolti nel processo Aemilia: si tratta di Turrà, che in appello a Bologna ha preso 9 anni e 8 mesi, e Alfredo Amato, attualmente sotto processo a Reggio. La vicenda comunque non ha nulla a che fare con questioni di criminalità organizzata. Nessuno dei calabresi ha chiesto riti alternativi: i sei sono convinti di poter dimostrare a dibattimento la loro estraneità alle accuse. «Ci sono molti elementi contraddittori - dice il legale Beretti - e anche il modo con il quale sono stati identificati i miei clienti mi lascia molto perplesso». L'ucraino, aveva ricostruito la polizia, aveva discusso in due occasioni con alcuni avventori del bar Rondò. La prima volta la lite si era accesa su chi dovesse ordinare per primo da bere. Una seconda volta invece lo straniero si sarebbe comportato in modo poco gentile, passando davanti a Turrà e a un amico del cutrese nel rimettere i bicchieri sul bancone. Secondo l'avvocato difensore Ivan Sobol non si sarebbe nemmeno accorto di aver discusso, anche perché non parla perfettamente l'italiano. Fatto sta che dopo l'ultimo episodio l'ucraino venne pestato mentre si trovava nel parcheggio. «Ho sentito sulla mia testa un rumore metallico», disse dopo quella brutta esperienza. Lo stranierò parlò di cinque persone. Un connazionale che frequentava il bar tirò in ballo una sesta persona. Ricostruzioni che i legali difensori contestano fortemente, anche perché la vittima non conosceva gli altri avventori. Il processo si svolgerà il prossimo febbraio.