Aemilia: spedizione punitiva in carcere

di Enrico Lorenzo TidonawREGGIO EMILIAUna guardia lo ha trovato vicino alla sua cella con la faccia gonfia come un pallone. Quando gli sono state chieste spiegazioni il detenuto ha anteposto l'omertà alla verità: «Mentre pulivo i cestini mi sono caduti sulla faccia e sono anche caduto all'indietro» ha raccontato. Un segno tangibile di una intimidazione avvenuta per ordine di Gianluigi Sarcone (46 anni residente a Bibbiano, fratello del boss Nicolino) e imputato del processo Aemilia, considerato esponente della 'ndrangheta cutrese, e che nel marzo del 2015 ha chiesto aiuto a due sodali della camorra vicini ai Casalesi - Mario Temperato e Andrea Palummo - per dare una sonora lezione a un altro detenuto, il campano Francesco Madonna. Il tutto avvenuto nel braccio A della sezione "alta sicurezza" del carcere Dozza di Bologna, dove i protagonisti dell'amara vicenda erano tutti detenuti. Madonna avrebbe mancato di rispetto a Sarcone, che con il compagno di cella Sergio Bolognino - fratello del più noto Michele, entrambi in Aemilia - lo ha fatto picchiare con l'aiuto dei compagni di carcere campani. Le indagini, supportate da intercettazioni e pedinamenti, sono state rafforzate dalla dichiarazioni del primo pentito di Aemilia, Giuseppe Giglio. Esecutori materiali del pestaggio sarebbero due detenuti campani. Una storia nella storia, ennesimo filone gemmato dall'inchiesta Aemilia, e che conferma l'esistenza di una gerarchia criminale tra i detenuti nelle carceri - come confermato anche dall'altro pentito Antonio Valerio su Reggio - con al vertice elementi della 'ndrangheta, mandanti di violenze e intimidazioni. Il tutto condensato nell'indagine "Reticolo", che ieri all'alba ha portato i carabinieri del Ros e dei comandi di Reggio Emilia, Bologna e Modena ad eseguire un'ordinanza di custodia cautelare per otto persone, su richiesta della Dda. Sarcone, Bolognino, Temperato e Palummo rispondono di violenza privata e lesioni aggravate dalle modalità mafiose. Ma sono 14 gli indagati, di cui 10 per vicende di droga in parte collegata. Gli altri 4 arresti, tra cui due di agenti di polizia penitenziaria, riguardano infatti la detenzione di stupefacenti in carcere, pesante vicenda venuta a galla durante le indagini sul pestaggio e che rischia di scuotere la Dozza. A finire ai domiciliari sono gli agenti della penitenziaria Fabrizio Lazzari (45 anni) e Loris Maiorano (28 anni), e con loro Abderrazak Lachhad. Per Abdelilah Fadla è stato disposto dal gip Alberto Ziroldi il divieto di dimora nel comune di Bologna. Gli altri sei restano indagati a piede libero. Sarcone e Bolognino sarebbero stati mandanti del pestaggio ai danni dello "spesino" Madonna, quello che fa acquisti di alimentari per i detenuti, punito perché irrispettoso e refrattario alle disposizioni imposte, a dimostrazione della supremazia riconosciuta agli 'ndranghetisti da parte di detenuti legati alla camorra. In carcere, infatti, vengono ricostituite - e alle volte rafforzate - le gerarchie delle consorterie. Giglio, infatti, racconta che per il pestaggio nel carcere della Dozza del 15 marzo 2015, gli era stato ordinato - e con lui a Giuseppe Pallone - di non avvicinarsi alla cella di Madonna. Non dovevano quindi intervenire. Ed è in questo frangente che compare il collegamento con l'agente Lazzari, in servizio il giorno dell'aggressione che non denunciò ai suoi superiori il pestaggio di Madonna. Lazzari, è stato poi indicato nell'indagine, aveva rapporti diretti con Temperato. La sua mancata denuncia sarebbe servita «per agevolare l'attività dell'associazione mafiosa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA