L'ex militare imputato: avete sbagliato persona

REGGIO EMILIAAltro che elemento di spicco e memoria storica. Per gli altri imputati del processo Aemilia il pentito Antonio Valerio non solo non è attendibile, ma è addirittura definito un «imbucato alle cene». Parola di Gaetano Blasco, ex socio in affari di Valerio, anche lui da due anni e mezzo in carcere per il processo Aemilia, e che chiede ora di essere nuovamente interrogato. Alle sue dichiarazioni sono seguite anche quelle di Pino Vertinelli, fratello e socio in affari dell'imprenditore Palmo Vertinelli, e che annuncia di voler depositare una memoria difensiva. C'è poi l'ex carabiniere in pensione Mario Cannizzo, difeso dall'avvocato Giovanni Tarquini, e accusato di tentata estorsione e di lavorare per l'imputato Antonio Silipo. Secondo Valerio era un uomo di Silipo (altro imputato al processo), per il quale «faceva l'usciere o il portinaio». L'ex carabiniere ribatte: «Valerio lo conosco perché lo controllavo agli arresti domiciliari». E poi: «Non ho capito perché mi si accusa, Silipo aveva un portinaio che era un extracomunitario che aveva i baffi e i capelli bianchi e un po' mi assomiglia: c'è stato uno scambio di persona. Signor giudice io sto vivendo un incubo. Ancora devo capire perché mi hanno arrestato». Blasco e Vertinelli, in particolare, sottolineano motivi di rancore personale che Valerio nutrirebbe nei loro confronti, mentre Cannizzo ipotizza di essere stato vittima addirittura di «uno scambio di persona». «Da due mesi il signor Valerio infanga il mio nome in quest'aula, ogni cinque minuti cita Gaetano Blasco e mette dentro tutte le malvagità possibili compresi, come avrete notato anche voi, anche fatti privati che niente hanno a che vedere con questo processo» dice invece Blasco leggendo uno scritto alla corte. «Chiedo di fare un adeguato esame su tutti i fatti che racconta Valerio: è giusto sentire anche le mie di versioni con un interrogatorio in cui cercherò di rispondere a tutte le domande del mio avvocato, dei giudici e della procura». Blasco è tra gli imputati che si fanno più sentire dalle gabbie, spesso ripreso dal presidente Caruso. Ieri ha detto la sua dal banco degli imputati: «Fino ad oggi non mi è mai stato domandato da nessuno se veramente questi fatti che racconta Valerio sono veri o falsi, solo dopo il mio intervento potrete valutare se esiste davvero un legame di 'ndrangheta tra tutti noi di Aemilia». «Solo dopo, signor presidente, vi renderete conto se c'è, come dice Valerio, un'associazione di 'ndrangheta, come la rappresenta lui con tutti questi sottogruppi immaginari». E spiega: «Nicolino Grande Aracri era amico di Salvatore Blasco e non mio» e fa poi sapere che «nel mio esame chiarirò molti aspetti del pentimento di Valerio e del perché stia facendo il collaboratore e dell'astio che ha con me» affermando che «per fortuna eravamo intercettati perché solo così possiamo arrivare alla verità». Anche Giuseppe Vertinelli parla di una resa dei conti da parte di Valerio «che ce l'ha con i Vertinelli perché io mi sono sempre messo di traverso quando negli anni Novanta, quando lui spacciava, si portava dietro mio nipote che era anche suo cugino, Domenico Brugnano e questo non lo accettavo». (e.l.t.)