Aemilia, i difensori contro Valerio «Racconti generici»

REGGIO EMILIAOggi prosegue - nell'aula-bunker dove si sta svolgendo il maxi processo Aemilia - il controesame del pentito 50enne Antonio Valerio da parte degli avvocati difensori.Si preannuncia una "tappa" piuttosto intensa (è prevista l'entrata in scena di non pochi legali) ma anche una massiccia presa di posizione che dalla scorsa udienza - vedi lo "scontro" in aula fra l'avvocato Giovanni Tarquini (tutela il carabiniere in pensione Mario Cannizzo) e il collaboratore di giustizia - è letteralmente esplosa da parte delle difese nei confronti di Valerio. «Martedì credo di aver rotto un muro di silenzio - spiega l'avvocato Tarquini alla Gazzetta - su un problema non da poco, cioè quello della genericità delle dichiarazioni di Valerio. Lui si è scatenato contro di me e io a mia volta contro il suo modo di parlare e di accusare tutto e tutti sulla base di sue sensazioni personali e senza dati oggettivi». Al culmine di quest'acceso controinterrogatorio, il difensore si è rivolto all'accusa e ai tre giudici: «La città di Reggio Emilia è in ostaggio delle sue dichiarazioni generiche - ha rimarcato Tarquini - fango che viene sparso ovunque, anche sulle persone che non hanno niente a che fare con l'associazione criminale. È necessario, da parte di pm e tribunale, ammonire il pentito sulla delicatezza di quello che dice e sull'importanza di essere preciso, altrimenti è solo il caos». Prima e dopo il "duello" di Tarquini, diversi altri avvocati hanno avuto molto da ridire sulle risposte di Valerio, bollandolo come «inattendibile».La narrazione del pentito - infarcita di parole tutte sue come "criminalpop" o "tragiri" e di spiegazioni in dialetto cutrese - è invece ritenuta veritiera non solo dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, ma anche dal procuratore di Bologna. Giuseppe Amato - infatti - nella conferenza-stampa in questura in cui è stata illustrata la nuova inchiesta su due delitti del 1992 (arresti "ispirati" proprio dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia) ha detto chiaramente ai cronisti che Valerio è «assolutamente affidabile». Quindi sulla testimonianza del pentito è in atto un vero muro contro muro. Chissà la Corte cosa ne pensa?(t.s.)