REGGIANI NON STATE COMODI

dalla primaAmato, nell'intervista che ci ha rilasciato nel suo ufficio bolognese, infatti spiega che "le attività giudiziarie sono per loro natura necessariamente e inevitabilmente parziali", ovvero sono correlate a fatti avvenuti e precise persone. Fuori, nel mondo esterno al palazzo di giustizia, la criminalità organizzata dunque potrebbe squagliarsi, modificarsi, allearsi, evolversi, riprodursi (e forse già lo fa) mentre il processo è in corso.Amato non ci gira intorno: "Non ho motivo di dubitare che la 'ndrangheta sia ancora viva, perché non è certamente un processo, per quanto assolutamente fondamentale, che può rimuovere la presenza di un'associazione ramificata su un territorio".Cioè, non è finita. Non sarà finita. Basta ricordare gli sviluppi legati al pentimento di Valerio, e perciò le tre persone già in carcere ora indagate per due omicidi nella Bassa negli anni Novanta. Basta pensare che le indagini della procura antimafia procedono su numerosi fronti che emergono anche dal dibattimento in corso (siamo all'udienza numero 128). Non va esclusa, di conseguenza, la gemmazione di altri processi. Aemilia uno, due, tre, quattro, cinque... Come è fondamentale "la guardia" della società reggiana affinché la 'ndrangheta non continui a mutare e risiedere qui. Amato si augura che proprio la collettività "possa fungere da volano per consentire l'estirpazione e l'attivazione di eventuali attività investigative ed eventuali altri processi".Questo richiamo/sentenza non è piacevole. Non ci fa star comodi. Quanto l'assenza, il mutismo, la non reattività nell'aula e all'esterno di pezzi di città. Temo che il tanto cantilenato anticorpo possa diventare un calmante. Per guarire bisogna essere ipertesi.Stefano Scansani