«Nicolino ha iniziato rubando le pecore»

REGGIO EMILIA«Grande Aracri non è nato Grande Aracri. "Mano di gomma" si è creato con il tempo». Ecco perché Palmo Vertinelli, durante un primo incontro nel 1999 con il futuro boss, pensava forse di poterlo trattare con una certa sufficienza. Pino e Palmo Vertinelli, infatti, sono figli di «un 'ndranghetista vecchio stampo», Tommaso Vertinelli «e all'epoca Grande Aracri portava ancora il pannolino, non era nessuno. All'epoca Grande Aracri andava a rubare le mucche, le pecore».Parola del pentito del processo Aemilia, Antonio Valerio, che risponde colpo su colpo agli avvocati durante la seconda udienza dedicata anche ieri al contro esame delle difese, che stanno cercando di coglierlo in fallo. Le sue dichiarazioni da collaboratore di giustizia hanno incrinato molte certezze, spostando il peso del processo sul fronte dell'accusa, trovando però - come successo ieri - la ferma opposizione degli avvocati. «La città di Reggio Emilia è in ostaggio delle sue dichiarazioni generiche - è stata la contestazione dell'avvocato Giovanni Tarquini, difensore dell'imputato Giovanni Cannizzo - fango che viene sparso ovunque, anche sulle persone che non hanno niente a che fare con l'associazione criminale. È necessario, da parte di pm e tribunale, ammonire il pentito sulla delicatezza di quello che dice e sull'importanza di essere preciso, altrimenti è solo il caos». «Con Nicolino io ho una fratellanza criminale 'ndranghetistica» ribadisce Valerio in risposta all'avvocato Alessio Fornaciari, difensore dei fratelli Vertinelli. «Grande Aracri è cresciuto - dice Valerio - Palmo Vertinelli non credeva in quell'ascesa veloce. Pensava poi che fosse Isola Capo Rizzuto il centro principale e non Cutro, ma poi ha capito che era il contrario». I fratelli Vertinelli sembrano agire a una voce sola. Le loro vicende si sono evolute in modo parallelo. Sono figli di Tommaso Vertinelli, pluripregiudicato per reati quali rapina, omicidio colposo, arrestato nel 1975 per sequestro di persona a scopo di estorsione. I due figli, originari di Crotone, si erano trasferiti nel 1982 a Fontevivo (Parma) avviando da allora diverse aziende edili. Poi il vuoto giudiziario negli anni del boom economico della famiglia, fino ai recenti riscontri che indicano i due quali sodali del clan cutrese che impera a Reggio Emilia. Proprio contro i Vertinelli, Valerio ha nuovamente speso parole pesanti, tornando sul rapporto di caporalato che vigeva nei loro cantieri. «Addirittura mio fratello Gaetano, che era fidanzato con la sorella dei Vertinelli, si è rotto un braccio durante un cantiere alla Barilla negli anni Ottanta ed è stato portato via senza chiamare i soccorsi».Per Valerio i Vertinelli non erano certo i datori di lavoro ideali. «A mio fratello facevano credere che era loro socio in forza anche del fidanzamento con una loro sorella, ma non era vero, lo sfruttavano, anche qua c'era il caporalato». Per questo motivo Valerio fece entrare in società il fratello per gestire il bar, «Ex Mirò», in via Toschi, «in pieno centro storico a Reggio, a pochi passi dal comune». Dai legali di Michele Bolognino sono invece contestate le dichiarazioni di Valerio che accusano il loro cliente di aver ucciso Francesco Capicchiano di Isola Capo Rizzuto, uno dei killer di Luca Megna, freddato il 22 marzo del 2008 a Papanice, Crotone. «In quel periodo- obietta il difensore Bolognino era semilibero, la sera doveva tornare in carcere». Per Valerio il tragitto Reggio Emilia-Crotone in giornata «è però fattibilie», ha detto, sollevando alcune risate anche dalle gabbie dei detenuti. (e.l.t.)