Grande Aracri nega «Non ho ordinato io i delitti del 1992»

REGGIO EMILIAÈ accusato di aver inviato due killer - tra i quali il suo braccio destro in Emilia, Nicolino Sarcone - per uccidere Nicola Vasapollo a Reggio Emilia. Stessa accusa, sempre con premeditazione e con l'aggravante del metodo mafioso, per l'omicidio di Giuseppe Ruggiero a Brescello. Due delitti avvenuti nel lontano 1992 e ricompresi in una guerra di mafia che ha portato all'affermazione e all'ascesa di Nicolino Grande Aracri, il quale ora nega ogni addebito dopo essere stato colpito la settimana scorsa da un ordine di carcerazione in merito alla nuova inchiesta sui quegli omicidi. Grande Aracri, difeso dall'avvocato Gregorio Viscomi, è stato sentito infatti per rogatoria dal gip di Milano - dove era già detenuto - respingendo le accuse basate sulle rivelazioni del "nuovo" pentito Antonio Valerio, incrociate con quelle del precedente pentito, Angelo Salvatore Cortese. L'indagine denominata "Aemilia 1992" è stata compiuta dalla squadra mobile della polizia di Reggio Emilia per risolvere il doppio "cold case" di 'ndrangheta che ha portato all'ordinanza di custodia cautelare in carcere oltre che per il boss Nicolino Grande Aracri (58 anni), a capo dell'omonima cosca di Cutro.Stesso provvedimento per Nicolino Sarcone, 52 anni, esponente di spicco dei clan in Emilia, difeso dall'avvocato Luigi Colacino, e che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sarcone, infatti, fino a poche settimane fa era ritenuto estraneo all'omicidio Vasapollo, finendo ora al centro di un'accusa pesante. Misura anche per Angelo Greco, detto "Lino", 51 anni, considerato al vertice della 'ndrina di San Mauro Marchesato nel Torinese, anche lui già detenuto, accusato da Valerio di essere uno dei due autori materiali dell'omicidio Ruggiero insieme a Aldo Caravelli, detto "spara lesto", rimasto invece fuori da questa nuova inchiesta. Il terzetto, secondo quanto ricostruito dall'indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, è ritenuto l'autore dell'omicidio di Vasapollo, 33 anni, avvenuto il 21 settembre del 1992 a Reggio Emilia, e di quello di Ruggiero, 35, consumato il 22 ottobre dello stesso anno a Brescello. Per quei fatti di sangue nel 1997 furono condannati all'ergastolo i due mandanti dei delitti in via definitiva, Raffaele Dragone e Domenico Lucente, quest'ultimo poi suicidatosi in carcere. Due, poi, le persone indagate ora a piede libero per quei fatti di sangue, Antonio Lerose e Antonio Ciampà (oltre a Valerio stesso). Fatti che dimostrano a 25 anni di distanza la lotta per la supremazia che era in atto con i Grande Aracri, i Dragone e gli Arena da una parte e gli scissionisti Vasapollo e Ruggiero dall'altra. Rapporti di forze e assetti tra clan che, nel frattempo, sono mutati con la rottura delle alleanze e che all'epoca comprendevano anche vendette personali. Vasapollo era ai domiciliari quando fu raggiunto da due persone armate che poi fuggirono a bordo di una Fiat Uno. Secondo quanto emerso dalle indagini che si sono avvalse del coordinamento della squadra mobile di Bologna e del Servizio centrale operativo della polizia di Stato, Grande Aracri fu uno dei mandanti dell'omicidio e Sarcone ne fu esecutore materiale. Gli stessi due e Greco sono considerati poi a vario titolo gli autori dell'omicidio di Ruggiero, che era a sua volta ai domiciliari. Il gruppo inscenò un finto controllo investigativo, camuffando una Fiat Uno a finta gazzella dei carabinieri, con tanto di lampeggiante. Il recente pentito Valerio si è auto accusato dicendo di aver preso parte alla spedizione che portò all'assassinio. La fitta attività investigativa della squadra mobile di Reggio è andata ben oltre il semplice incrocio tra le dichiarazioni dei pentiti, dando sostanza all'inchiesta. Enrico Lorenzo Tidona©RIPRODUZIONE RISERVATA