aemilia»MAXI PROCESSO

di Tiziano SoresinawREGGIO EMILIAForse è un caso, forse no. Sta di fatto che nella contrastata udienza di ieri al maxi processo Aemilia, la Corte ha chiesto al pentito 50enne Antonio Valerio - attraverso i due pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi - approfondimenti su Brescello in chiave 'ndranghetistica.Il collaboratore di giustizia prende la parola quando in contemporanea - in questura - la Dda di Bologna sta illustrando l'arresto di tre persone definite esponenti di spicco della 'ndrangheta e finiti nei guai per due cold case del 1992 , fra cui l'omicidio di Giuseppe Ruggiero che riguarda proprio Brescello. Dietro a questi arresti vi sono le rivelazioni di Valerio che anche in aula parte da 25 anni fa: «Dal 1992 Alfonso Diletto ha sempre dato a Brescello, fatti concreti, poi quando è uscito di scena Francesco Grande Aracri per il marchio "Edilpiovra" (fu arrestato nel 2003 e poi condannato per mafia, ndr) il referente del clan è diventato lui. Francesco Grande Aracri non era più proponibile e nemmeno Salvatore Grande Aracri detto "Calamaro" aveva la caratura per fare il capo. Il più papabile della 'ndrangheta diventa quindi Diletto, con capacità imprenditoriali e con interessi verso la politica, avendo candidato la figlia. È il gerente di Brescello e Parma, gli altri collaboravano con lui».In precedenza, per oltre due ore, il fronte degli avvocati difensori (non compatto però, visto che tre legali si sono dissociati) si è opposto al programma d'udienza, chiedendo di rinviare il controesame del pentito per due ordini di motivi: i pm non hanno ancora depositato tutte le trascrizioni dei 18 interrogatori resi da Valerio alla Dda, inoltre non essendo ancora trascorsi i sei mesi - previsti per legge - sempre il collaboratore di giustizia potrebbe aggiungere nuove elementi a quanto già dichiarato agli investigatori e nelle 7 udienze in cui si è snodata la sua deposizione "orchestrata" in aula dall'accusa. Nell'istanza presentata da tre avvocati (Gregorio Viscomi, Alessio Fornaciari e Maria Battaglini che tutelano Pasquale Brescia e Giuseppe Vertinelli) si fa riferimento alla «violazione del diritto di difesa mancando in molti casi anche un verbale riassuntivo di alcuni interrogatori». A tutto ciò si sono opposti i pm Mescolini e Ronchi, poi dopo un'ora di camera di consiglio la Corte ha respinto la richiesta di rinvio del controesame, con la specificazione però che «per garantire il diritto di difesa in ogni momento del processo gli avvocati possono interagire con Valerio se emergono cose nuove».©RIPRODUZIONE RISERVATA