«Ora sono in quattro a reggere il clan»

di Tiziano SoresinawREGGIO EMILIALa "zampata" del pentito Antonio Valerio arriva - ieri mattina in aula - all'improvviso.Ha appena riconosciuto in foto il 41enne Luigi Muto («Mio cugino») e sta rimarcando che «è una persona di spicco a livello 'ndranghetistico». Ma di colpo entra a piè pari su un concetto che è un'autentica rivelazione. Indica infatti quattro persone a piede libero che - a suo dire - reggono ora a Reggio Emilia la cosca: due sono imputati del maxi processo in corso nell'aula-bunker (il citato Luigi Muto e il 44enne Antonio Crivaro), mentre gli altri due (Carmine Sarcone e Giulio Floro Vito) sono estranei al procedimento Aemilia.Per il collaboratore di giustizia sono queste quattro persone che fanno da "reggenti" del clan, visto che i vertici sono in carcere da dove comunque danno ancora ordini: «Ancora oggi chi opera all'esterno ha grandi disponibilità di denaro e quelli detenuti ricevono il consuntivo di quello che avviene fuori». Affermazioni a dir poco gravi che ora verranno verificate dagli inquirenti per capire se vi siano o meno riscontri a quanto dice il pentito. Valerio rimane sul tema e riprende a parlare di Luigi Muto: «Fu un mio allievo, ma superò il maestro. Suo padre faceva già usura negli anni Ottanta-Novanta, poi perse tutto e arrivò a Reggio senza un soldo, su una Peugeot taroccata. Luigi a vent'anni era già molto avanti: sapeva già ragionare di false fatturazioni e usura. Giampiero Arabia, Tommaso Spagnolo, Giovanni Abramo e Carmine Sarcone erano ragazzi del suo gruppo, molto svegli. Iniziammo l'usura, poi subii l'attentato per mano di Paolo Bellini, così affidai tutto a Muto. Dal 1998 Luigi non ebbe mai un problema legale».Il pentito dice pure di aver insegnato a Luigi Muto come muoversi sulle estorsioni: «Se il maialino è magro lo lasci andare, anche perché non hai nulla da perdere e rischi di essere denunciato. Quand'è grasso lo spremi: piuttosto di perdere tutto ti dà qualcosa».La precisazione-domanda del presidente Francesco Caruso è a questo punto per squarciare un velo sull'attualità: «Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri, Nicolino e Gianluigi Sarcone, così come altri, sono indicati come capi od organizzatori: continuano ad avere la direzione del gruppo?». Valerio non ha dubbi: «Continuano ad avere i rapporti, il consuntivo di quanto avviene fuori e a livello strategico. Per esempio Gianluigi Sarcone ha la capacità di spendere oltre 4mila euro, una cifra che un operaio guadagna in quattro mesi. Ero nella "gabbia" e c'erano da ritirare gli audio delle trascrizioni delle telefonate. L'avvocato Stella Pancari gli fece il bonifico. Il denaro non viene certo dal suo legale e non certo da Gianluigi, che è in galera». Ma nel contesto 'ndranghetistico non sarebbe l'unico: «Ancora oggi hanno disponibilità di denaro spendibile. C'è chi compra casa da detenuto e chi svincola. C'è chi, come Blasco, ha riscattato una casa in Germania con altri parenti: hanno fatto scendere l'asta il più possibile e poi la fa ricomprare tramite parenti o altri, attraverso il contributo del commercialista». L'ultimo accenno al professionista è la "molla" per Caruso per chiedere lumi sull'operato dei "colletti bianchi" conosciuti da Valerio: «Il loro contributo era consapevole - risponde seccamente il pentito - anzi, non solo erano a disposizione, ma si dimostravano propositivi verso il cliente 'ndranghetistico». Nuove indagini in vista?