«Il carabiniere Cannizzo al soldo di Silipo»

REGGIO EMILIADurante i riconoscimenti fotografici, il pentito Valerio si è soffermato su alcuni esponenti delle forze dell'ordine.Su questo versante la prima immagine che si ritrova davanti al monitor è il poliziotto Domenico Mesiano, ex autista del questore, condannato anche in Appello: «Era a disposizione del gruppo per la strategia e lo sviluppo. Era utile a tutto. Fece lo stub a Roberto Turrà quando si sparò per poi inscenare un tentato omicidio. Sua moglie è calabrese. Mesiano mi disse che non avrebbe avuto problemi ad andare a trovare Nicolino Grande Aracri. A far cosa? Per dargli sostegno e reverenza». Poi è la volta di Mario Cannizzo, imputato al maxi processo: «È un carabiniere, abita vicino a casa mia. Lo vedevo da Antonio Silipo, faceva l'usciere, il portinaio, teneva l'ordine nell'ufficio. Ed aveva i suoi vantaggi, Silipo gli dava lo stipendio. Si avvalevano delle sue funzioni di carabiniere non solo Silipo, ma anche Nicolino e Giuseppe Sarcone. Ma non so se era in servizio o in pensione». Parla anche della tentata estorsione di cui è accusato Cannizzo, ma è solo un accenno perché dice che gliel'ha raccontata Luigi Silipo. In aula c'è Cannizzo e tramite l'avvocato difensore Giovanni Tarquini fa sapere che denuncerà Valerio per calunnia: «Il mio assistito non ha mai detto di non essere andato da Silipo - ribatte il legale - era suo amico. Da lì a dire che prendeva uno stipendio senza sapere e dire niente di più è da puro medioevo». Infine arriva il "ritratto" dell'appuntato dei carabinieri Domenico Salpietro (ha patteggiato in udienza preliminare) che il pentito indica come frequentante il maneggio New West Ranch di Pasquale Brescia: «Era uno a disposizione».