Il "battesimo" in un capannone a Brescello

REGGIO EMILIANe sta parlando - in videocollegamento - da due udienze di Antonio Rocca, condannato a 26 anni (nel processo Pesci) per associazione mafiosa, considerato il referente di Grande Aracri nel Mantovano.A puntare il dito è ovviamente Valerio che racconta anche di un rituale che sarebbe avvenuto nella Bassa reggiana: «Nel capannone della "scimmia" - racconta - fu fatto un battezzo pure lì, officiato da Lamanna nei confronti di Antonio Rocca, non c'è in questo processo». Il presidente Francesco Caruso gli chiarisce che «è stato processato a Mantova, fa parte di Grande Aracri?» La risposta di Valerio è inequivocabile: «Assolutamente sì». La "scimmia" è il soprannome di Alfonso Diletto (condannato a 14 anni di carcere nell'Appello di Aemilia) e il capannone a cui si riferisce Valerio si trova appena fuori dal centro abitato di Brescello, per la Dda al centro del territorio controllato dal 50enne. Non è poi un caso che a "battezzare" Rocca sia stato proprio Francesco Lamanna - condannato a 10 anni e 4 mesi nel processo Pesci e a 12 anni di reclusione nell'Appello di Aemilia - che si considerava l'alter ego di Nicolino nel "feudo" accanto al Po. Sui cantieri era il capoccia indiscusso, "Vangelo", nella scala gerarchica della 'ndrangheta, e dava per scontato di poter allungare le mani anche su Mantova, quando di lui non avevano ancora sentito parlare. Di Lamanna, avevano tutti paura, o meglio "rispetto". Di entrambi sa parecchie cose Salvatore Muto, il muratore crotonese (classe 1977, di recente pentitosi) di recente condannato a 18 anni nel processo Pesci, per l'accusa compagno di estorsioni di Rocca, oltre che amico e autista di Lamanna.