«Facemmo una cena anche con Motti»

REGGIO EMILIAPressato dalle domande, anche ieri il collaboratore di giustizia è tornato sul disegno politico portato avanti da quelli che lui continua a chiamare «i quattro amici al bar» (parafrasando una canzone di Gino Paoli, ndr), cioè Gianluigi Sarcone, Sergio Bolognino, Gianni Floro Vito e Pasquale Brescia. "L'obiettivo - dice - era risanare l'immagine delle famiglie Diletto e Sarcone, iniziare la scalata alla conquista della città attraverso le relazioni costruite. Diventare movimentatori di massa». Poi ricorda che fu di Antonio Muto, ad esempio l'idea dei voti «per portare in cielo Giuseppe Pagliani», come la proposta al Comune di Reggio Emilia di acquistare l'inveduto degli imprenditori edili cutresi e destinarlo a case popolari. Su questo "tasto" il pentito spiega: «Tutti quanti, me compreso avevano appartamenti invenduti e pertanto era un pensiero di tutti portare un politico, ma in realtà non era solo questo che era un fattore principalmente imprenditoriale. Si trattava di costruire per il futuro una struttura, un contenitore di voti che tu puoi spostare dove vuoi perchè una volta che hai aiutato queste persone in un momento di difficoltà, adesso la loro fedeltà è totale». Con questo obiettivo «si facevano questi convegni, queste cene» e, oltre a quella famosa del 2012 agli "Antichi Sapori" Valerio aggiunge che «se ne fece una anche con Tiziano Motti, quello che tappezzava di manifesti pure le pattumiere, metteva manifesti ovunque». L'allusione fugace - senza riscontri - è alle elezioni europee del 2009, in cui Motti venne eletto nelle fila dell'Udc. Valerio spiega infine che l'avvio di questa strategia coincise per il pentito con la crisi economica, dal 2007 in avanti: «Prima era un mondo frenetico in cui tutti avevano da fare. Ad un tratto ci si è trovati bloccati. Anche Equitalia si era messa a fare pignoramenti e quindi si cercava una soluzione politica o quanto meno istituzionale per poter gestire o arginare tutto».