Pd compatto in difesa di Vecchi e Sergio

REGGIO EMILIAIn difesa del sindaco, Luca Vecchi, e di sua moglie, Maria Sergio. All'indomani delle dichiarazioni rese nel processo Aemilia dal pentito, Antonio Valerio, il Pd fa quadrato attorno al sindaco e a sua moglie, per circa dieci anni dirigente alla Pianificazione territoriale in Comune a Reggio e ora a Modena. Il collaboratore di giustizia, nel corso della deposizione di martedì, illustrando il caso della lettera inviata da Pasquale Brescia al sindaco, ha parlato anche di presunti favoritismi messi in atto della Sergio quando rivestiva il ruolo di dirigente qui a Reggio, senza tuttavia fornire elementi di prova a sostegno delle sue dichiarazioni, ma accennando genericamente ad un intervento urbanistico a Pieve: un atto che, secondo il Comune, è una variante al Piano Strutturale con un lungo iter non di competenza di un singolo dirigente, che si conclude con il voto del consiglio. Alle dichiarazioni di Valerio, che tornerà oggi a collegarsi in aula, è arrivata martedì a stretto giro la ferma smentita della stessa Sergio, finita comunque con l'allora sindaco, Graziano Delrio, e il consigliere ex Pd e ora Mdp, Salvatore Scarpino, al centro di una ennesima richiesta di dimissioni avanzata dai parlamentari M5s. E ieri in difesa del sindaco e di sua moglie sono intervenuti il segretario provinciale Pd, Andrea Costa, il presidente della Provincia, Giammaria Manghi e il capogruppo Pd in Sala Tricolore, Andrea Capelli. «È agli atti della magistratura che c'è una strategia della 'ndrangheta per fare pressione sul sindaco Luca Vecchi - afferma Costa - Pressione cui non si è piegato. Noi dei sospetti non sappiamo cosa farcene perché nella battaglia alla criminalità organizzata servono nomi, luoghi, date, fatti oggettivi. Siamo i primi a lavorare contro le mafie di qualsiasi genere e il lavoro fatto nei nostri Comuni per togliere loro spazio non ha eguali in Italia , ma senza riscontri oggettivi le accuse pronunciate in Tribunale ricadono nell'ambito della strategia di cui sopra». Per Costa, «due anni fa qualcuno gridava alle dimissioni del sindaco dando credito alla lettera di un carcerato che si è poi rivelata una bufala, anzi peggio: si è rivelata la mossa della criminalità organizzata per creare confusione e distoglierci dalla vera battaglia contro la 'ndrangheta. Non ha insegnato nulla quell'episodio?». Anche Manghi ricorda il lungo lavoro delle istituzioni per contrastare il radicamento della 'ndrangheta, con azioni che vanno dalle white list ai protocolli antimafia con la Prefettura, fino alle iniziative nelle scuole e all'impegno nell'allestimento dell'aula speciale: «Messa di fronte ad Aemilia, Reggio non ha nascosto la testa sotto la sabbia. La città, istituzioni in testa, si è da subito schierata dalla parte del lavoro dei magistrati con atti e fatti concreti, misurabili». Quanto a Maria Sergio, «la cultura democratica ci induce oggi a rivendicare con forza la difesa di un funzionario pubblico quale l'ingegnere Maria Sergio che svolge con onestà e dedizione il proprio lavoro nell'ente pubblico, lo ha fatto, per alcuni anni, anche alla Provincia di Reggio, e che in tutto questo tempo mai è stata raggiunta da accuse o indagini delle autorità». Per Manghi, «le istituzioni funzionano perché ci lavorano persone che compiono il proprio dovere quotidianamente, animati dal desiderio di agire per il bene pubblico. Non può essere che generici riferimenti non circostanziati da alcunché, considerazioni allusive che ignorano qualsiasi attinenza con le più elementari regole del procedimento amministrativo, consentano di mettere alla gogna qualcuno. Questo è tanto più vero quando si tratta di persone che agiscono negli enti locali, il cui operato non è discrezionale, ma vincolato alla legge e rintracciabile in atti e procedure trasparenti e soggette a costante controllo da parte di molteplici organi». Non solo. Secondo Manghi, «accettare che bastino alcune frasi buttate qua e là per affermare il contrario costituirebbe un gravissimo vulnus al buon funzionamento stesso della pubblica amministrazione, il trionfo della cultura del sospetto non suffragata da atti che in ultima istanza porterebbe alla paralisi delle articolazioni dello Stato. Un obiettivo, questo, che non farebbe assolutamente il bene della legalità, ma semmai aprirebbe varchi di azione enormi e gravi all'attivismo di clan criminali». Per il capogruppo Pd Capelli, «è positivo che la magistratura possa ulteriormente fare luce sugli affari della mafia a Reggio e siamo fiduciosi che le dichiarazioni di qualsiasi collaboratore saranno verificate e appurate fino in fondo. Male non fare, paura non avere. Non temiamo, anzi sosteniamo il lavoro della giustizia che sta procedendo a pieno ritmo». Capelli sottolinea che «quando si tira in ballo una dirigente pubblica, chiunque essa sia, si tira in ballo onorabilità e buon nome di tutta l'amministrazione. Per questo desidero esprimere la nostra solidarietà non solo personale, ma anche professionale e istituzionale, a Maria Sergio, che ho potuto conoscere nel suo ruolo di corretta e trasparente dirigente pubblica sia dal 2004 al 2009, quando ero presidente della Commissione territorio della circoscrizione 2, sia dal 2009 al 2014 dai banchi del consiglio comunale. La mafia attacca le istituzioni quando è attaccata, e ora che è sotto scacco grazie all'importante lavoro della magistratura, le istituzioni devono essere ancora più compatte per portare a termine un importante percorso di giustizia e di legalità. Non esiste nessun "presunto favoritismo": osservazioni e varianti sono atti di proposta della giunta, che passano al vaglio delle Commissioni, sulle quali si esprimono per pareri vincolanti Provincia, Arpa e Ausl (fra gli altri) e che, in ultima istanza, vengono votate dal consiglio. Non sono un atto sul quale la potestà decisionale è riconducibile al dirigente».