«Non ho mai agevolato nessuno»

REGGIO EMILIA«Non intendo minimamente commentare dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ed interferire con affermazioni che la magistratura saprà vagliare ed apprezzare al meglio». Così Maria Sergio, moglie del sindaco di Reggio Emilia, chiamata in causa nel maxi processo Aemilia dal pentito Antonio Valerio che l'ha accusata di aver fatto «favoritismi» verso alcuni imprenditori di origine calabrese durante il suo incarico di dirigente all'urbanistica del comune di Reggio Emilia - per 10 anni - nell'amministrazione di Graziano Delrio.Valerio ha inoltre sottolineato i rapporti di parentela, seppur lontana, di Sergio con un vecchio boss della 'ndrangheta di Cutro, caduto «in disgrazia» per il «disonorevole» omicidio di una donna negli anni Sessanta.Maria Sergio, che dopo l'elezione del marito a primo cittadino ha assunto lo stesso incarico dirigenziale nel Comune di Modena, tiene però a fare alcune precisazioni. E sui presunti favori agli imprenditori calabresi spiega «che le osservazioni e le varianti dei piani urbanistici rientrano nella competenza esclusiva del consiglio comunale, non certo in quella di un dirigente comunale quale sono». Fa invece «quasi sorridere- se non fosse decisamente sgradevole, continuare ad essere accostata ad un remotissimo rapporto di parentela che, dalle ricostruzioni della stessa magistratura, risalirebbe a più di un secolo fa», commenta la dirigente all'urbanistica.Le accuse del pentito a Maria Sergio sono giunte - ieri in aula - quando Valerio stava parlando della lettera recapitata il primo febbraio 2016 alla redazione reggiana del Resto del Carlinò dal legale di Pasquale Brescia, cioè Antonio Comberiati. L'avvocato qualche giorno fa ha rimesso gli incarichi assunti nel procedimento in corso a Reggio Emilia. L'idea della lettera, spiega Valerio, partì da Gianluigi Sarcone e nel merito «fu scritta per far muovere il sindaco Vecchi a prendere le parti dei cutresi non andarci contro, visto che anche sua moglie Maria Sergio è cutrese e un suo parente (della Sergio, ndr) era un capo di Cutro negli anni '60-'70». Insomma dice Valerio, «sapendo questo si cercava a livello psicologico di assoggettarlo in questo senso qua». Il collaboratore di giustizia precisa poi che l'iniziativa fu avallata dai difensori: «Gli avvocati - spiega - si prestano perchè le ritengono strategie difensive, ma a mio avviso non lo sono ma sono strategie di progetti che a volte neanche gli avvocati capiscono, perchè non sanno quello che c'è nella mente del cliente».©RIPRODUZIONE RISERVATA